Nel corso della visita ad limina dei vescovi del Kazakistan, avvenuta lo scorso 1° marzo, mons, Athanasius Schneider, vescovo ausiliario di Astana, ha esposto a papa Francesco le sue perplessità in merito alla dichiarazione sulla Fratellanza umana di Abu Dhabi, secondo cui «il pluralismo e le diversità di religione, di colore, di sesso, di razza e di lingua sono una sapiente volontà divina, con la quale Dio ha creato gli esseri umani».

Il Papa, come riferisce lo stesso mons. Schneider, gli ha risposto che «la diversità di religioni è solo la volontà permissiva di Dio» (intervista a Diane Montagna, su LifeSiteNews del 7 marzo). E quando mons. Schneider gli ha obiettato che la frase controversa include la diversità di sesso e di razza, che sono volontà positiva e non permissiva, di Dio, Francesco avrebbe ammesso che la sua frase «può essere compresa erroneamente».

Non tutti però conoscono quale sia la differenza tra «volontà positiva» e «volontà permissiva» di Dio, un problema non secondario, che rimanda a quello più vasto, ma sempre attuale della compatibilità tra la presenza del male e l’esistenza di Dio.

Dio ha creato tutte le cose dal nulla e ha visto che erano tutte buone, come insegna la Sacra Scrittura (Gn 1, 31). Dio è il Sommo Bene e non può volere il male, spiega san Tommaso d’Aquino, perché «il Sommo Bene è del tutto incompatibile col male; come un calore sommo è incompatibile col freddo» (Summa contra Gentiles, Lib. I, cap. 95, ad 3). Dio dunque non crea il male, non causa il male, non vuole il male, ma nell’universo da Lui creato esiste la privazione come difetto o mancanza di bene. Se non esistesse, questo universo sarebbe perfetto e coinciderebbe con Dio. Ma, siccome Dio non può creare un ente perfetto a Lui uguale, la creatura è naturalmente limitata e defettibile. Il male dunque esiste, ma, come afferma san Tommaso, «non ha ragione né di sostanza, né d’accidente, ma soltanto di privazione» (I Sent, dist. 46, q. 1, a. 3).

Alcuni, come gli gnostici, elevano il male a principio divino, opponendolo al Sommo Bene; altri, come Spinoza e i suoi seguaci, lo considerano come un bene minore o un momento dialettico della vita divina. Il male però non è il contrario del bene, né è una parte dell’universo, perché solo i beni creati costituiscono parte dell’universo.

Propriamente il male metafisico non esiste. Esistono invece il male fisico, che colpisce la natura, e il male morale, che viene compiuto dall’uomo. Il male fisico è voluto da Dio indirettamente, perché Dio è autore dell’ordine dell’universo, che è necessariamente finito e in cui è possibile l’imperfezione dell’essere. La corruzione degli elementi della natura serve al bene del tutto. Dio può volere, anzi vuole indirettamente il male fisico nel regno della natura inferiore all’uomo e ordinato all’uomo, poiché ad esso è condizionato il bene del tutto, l’equilibrio e l’armonia dell’universo.

Il male fisico, detto anche male di «pena», può anche affliggere l’uomo come dolore del corpo e dell’anima ed anche in questo caso si parla di «volontà permissiva» di Dio. Il male morale invece, detto anche «male di colpa» deriva dalla deficienza della volontà umana e non è legato in sé ad alcun bene: esso non tende che a distruggere l’opera divina.

In nessun modo, dunque, può essere causato da Dio, che non può volere né direttamente, né indirettamente il male morale. Esso è permesso in un senso totalmente diverso dal male della natura. L’importante distinzione tra volontà e permesso del male è rifiutata da Calvino, che, per fondare la sua dottrina della predestinazione, così afferma: «Dio non soltanto ha preveduto la caduta del primo uomo e in essa la rovina di tutta la posterità, ma così ha voluto» (Institution chrétienne, lib. III, cap. 23, n. 7).

In realtà il peccato originale di Adamo provoca la redenzione, ma Dio non ha in alcun modo voluto, né direttamente né indirettamente, questo peccato. Dio permette che lo si offenda con il peccato, ma non vuole né direttamente, né indirettamente questa offesa. Il cardinale Charles Journet giustamente osserva: «Credere che il peccato sia voluto per la redenzione significherebbe cadere nella bestemmia della prospettiva hegeliana di un Dio immanente al male come al bene e che vuole indefinitamente l’uno per l’altro» (Il male. Saggio teologico, tr. it. Borla, Torino 1963, p. 171).

Il male, che Dio non causa né vuole, è tuttavia conosciuto da Lui, governato da Lui, ordinato da Lui a qualche fine. I mali sono sempre occasione di qualche bene misterioso. «Dio – afferma sant’Agostino – ha ritenuto che ricavare il bene dal male sia meglio che non permettere alcun male» (Enchiridion, c. 27, PL, 40, 245). Il male, sia fisico che morale, ha la sua radice nella finitezza dell’essere creato. Ogni creatura libera ha la possibilità di aderire o di non aderire a Dio, di resistere alla grazia o di cooperare con essa. Ciò è dovuto al libero arbitrio. Dio poteva non creare degli esseri liberi, ma, avendoli creati, essi possono sbagliare. L’origine delle loro colpe è nella loro libertà, che non è assoluta, come quella divina. La libertà umana è imperfetta, perché l’uomo non è Dio e l’imperfezione della libertà umana consiste appunto nella possibilità di peccare.

Da Dio viene ogni bene, dall’uomo ogni male, soprattutto dopo il peccato originale, che ci inclina ogni giorno al peccato attuale. Il vero ed unico male dell’universo è il male colpevole dell’uomo che resiste a Dio. Tuttavia Dio, che non è autore del male, lo permette e lo volge al bene. Dio infatti, dopo aver creato l’universo, non solo lo conserva, ma lo governa attraverso i disegni della Divina Provvidenza. Le persecuzioni contro i cristiani dei primi secoli furono un male, di cui gli imperatori furono direttamente responsabili e dovranno rispondere al giudizio divino, ma il sangue dei martiri fu seme di cristiani, permesso da Dio per il bene della Chiesa.

La diversità di colore e di sesso è voluta da Dio come un bene, mentre la pluralità delle religioni è un male che il Signore permette, ma che non discende in alcun modo dalla Sua volontà. L’adesione alle false religioni non è un male fisico, ma un male morale, detestato da Dio e dunque detestabile dagli uomini, che devono riconoscere come l’unica volontà divina sia la fedeltà alla sola vera Chiesa fondata da Gesù Cristo.