Il percorso di crescita civile, culturale, economico del Regno delle Due Sicilie, viene testimoniato non solo dai primati ma dalle opere pubbliche, dall’aumento della popolazione, dalla nascita di scuole ed università, dalle imprese, dalla cultura, la musica, il Teatro, le Arti. Il saggio di Salvatore Carreca, abbellito da rare immagini d’epoca, ricostruisce gli atti di governo di cinque Re borbonici, utilizzando fonti ufficiali integrate da bibliografia e documenti raccolti dall’autore.

Questo Viaggio è un elenco cronologico dettagliato dello sviluppo del più importante Stato italiano sul continente ed in Sicilia durato 126 anni, fino al momento in cui la Storia del Sud si spezzò con l’invasione piemontese appoggiata dalle potenze liberali europee e si aprì l’epoca dello sottosviluppo e della subalternità. Tale arresto è documentato dall’ultimo decreto in ambito urbanistico di Francesco II (n. 809 del 28 aprile 1860), in cui è previsto il progetto di tre grandi linee ferroviarie: Napoli-Lecce, Napoli-Reggio (via Basilicata) e Napoli-Teramo.

Come è noto, tutte e tre disattese dallo Stato unitario, tanto che per raggiungere da Napoli queste tre mete è necessario utilizzare le vie autostradali e non quelle ferrate. Ma lo sviluppo ferroviario è solo una delle promesse stroncate dall’Unità: dati alla mano, anziché soffermarsi sui soliti (e un po’ triti) “primati”, l’autore sottolinea la continuità delle invenzioni e delle innovazioni tecnologiche: anziché essere i primi e poi fermarsi (come pretende la vulgata), i Duosiciliani avrebbero potuto sviluppare la tecnologia per continuare ad essere il primo Stato della penisola italiana, forti ed indipendenti. Ma ciò non piacque agli Inglesi, che si servirono di Garibaldi…