Yves Cochet nessuno lo conoscerebbe. I più esperti potrebbero, al massimo, ricordarsi di lui non tanto come politico (benché sia stato ministro della Pianificazione territoriale e dell’Ambiente nel governo del socialista Lionel Jospin) quanto almeno come ecologista.

Eppure da qualche giorno la stampa internazionale non fa che parlare di lui dopo la sua assurda, provocatoria proposta, quella d’invitare le coppie europee a fare ancor meno figli, per poter limitare i costi ecologici della popolazione, ma soprattutto per poter accogliere ancora più immigrati. Incredibile!

A suo parere, i Paesi ricchi sarebbero «i primi a dover diminuire demograficamente» a causa del loro stile di vita ritenuto particolarmente «inquinante. Del resto, limitare le nostre nascite ci permetterebbe di accogliere più e meglio i migranti, che bussano alle nostre porte». Teoria, questa, peraltro presa sul serio dai politici appartenenti ai soliti circoli del malthusianesimo spinto, sopravvissuti alle sonore batoste inferte loro dai fatti e dalla Storia.

Ma non solo da loro. A Yves Cochet, infatti, offre ampi spazi e fa da cassa di risonanza la stampa di sinistra, dalle cui colonne lui, mediaticamente supercoccolato, suggerisce di «invertire la nostra politica d’incitamento alla natalità, rovesciando la logica degli assegni familiari» (che, in Francia, è molto più seria e concreta di quanto non sia in Italia), dando pertanto più soldi alle famiglie con meno figli, sino ad azzerare i contributi dopo il terzo nato.

Cochet se la prende così con la mentalità occidentale, ancora troppo condizionata, a suo dire, dall’imperativo biblico: «Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la Terra» (Gen 9, 1). Invito, questo, che ad uno come lui non garba proprio per niente: anzi, vi preferisce il detto circolante in Iran ai tempi dell’ayatollah Khomeini: «Un figlio va bene, due sono sufficienti». Non certo per la demografia, né tanto meno per il ricambio generazionale.