Sono purtroppo in aumento, a Cuba, i casi di violazione della libertà religiosa: a rivelarlo, è stato il «Rapporto 2018» coordinato dall’Istituto Patmos. Rapporto, che rappresenta un riferimento sicuro per gli addetti ai lavori, in quanto raccoglie, catalogandoli con assoluto rigore scientifico, i numerosi casi di discriminazione o di persecuzione venuti alla luce nell’isola, punta di un iceberg molto più ramificato ed inquietante.

Tra gli episodi più sconcertanti, si registra quello accaduto lo scorso 7 settembre, proprio alla vigilia della festività di Nostra Signora del Cobre, che è patrona di Cuba: in tale occasione, tre individui di Cienfuegos sono stati bloccati in strada da alcuni militari e riportati nelle loro abitazioni, dove sono stati tenuti segregati e sorvegliati a vista, come pericolosi delinquenti, sino all’indomani. Nella stessa circostanza altre due persone sono state arrestate, invece, mentre uscivano di casa e trasferite presso il commissariato della Polizia Nazionale Rivoluzionaria, dove sono state trattenute fino all’indomani. Tutto, per impedire la loro partecipazione alle celebrazioni.

Non si contano gli episodi di discriminazione, le offese, gli scontri, i sequestri, gli insulti. Nulla, però, di tutto questo è perseguibile, poiché a Cuba non ci sono leggi che regolano la materia. L’unico organo preposto ai controlli è, al momento, solo l’Ufficio per gli Affari Religiosi, gestito dal Partito comunista, di cui l’Istituto Patmos chiede apertamente la soppressione dell’Ufficio per gli Affari Religiosi di Cuba e raccomanda ai cubani di far sentire la loro voce, poiché il silenzio «non può essere un’opzione valida».