Il 5 gennaio di quest’anno la Fondazione Lepanto ha pubblicato sul quotidiano La Verità e diffuso sui blog internazionali un Manifesto dal titolo «Osi, Monsignore!».

Il documento ricorda come l’8 febbraio del 1994, il Parlamento Europeo votò una risoluzione che invitava gli Stati europei a promuovere e a tutelare giuridicamente l’omosessualità. Venticinque anni dopo, uno dopo l’altro, «i principali Stati europei, compresi quelli più di più antica tradizione cattolica, hanno elevato la sodomia a bene giuridico, riconoscendo, sotto diversa forma, il cosiddetto “matrimonio omosessuale” e introducendo il reato di “omofobia”. I Pastori della Chiesa, che avrebbero dovuto opporre un’infrangibile diga all’omosessualizzazione della società promossa dalla classe politica e dalle oligarchie mediatico-finanziarie, l’hanno di fatto favorita con il loro silenzio. Perfino ai vertici della Chiesa, si è diffusa come una metastasi la pratica dell’omosessualità e una cultura detta “gay-friendly” che giustifica e incoraggia il vizio omosessuale».

Di fronte a questa situazione, la Fondazione Lepanto si appella alla “dignità” dei Monsignori, che hanno scelto il silenzio come regola suprema di comportamento. «Pesa in questo atteggiamento l’umano servilismo, l’egoismo di chi mira innanzitutto al quieto vivere, l’opportunismo di chi è capace di adattarsi ad ogni situazione? Affermarlo sarebbe fare un processo alle intenzioni, e il processo alle intenzioni non possono farlo gli uomini, potrà farlo solo Dio, il giorno del Giudizio, quando saremo soli dinanzi a Lui, per ascoltare dalle Sue labbra l’inappellabile sentenza che ci avvierà all’eterna felicità o all’eterna dannazione. Chi vive sulla terra può giudicare solo i fatti e le parole, come oggettivamente suonano. E le parole con cui Lei, Monsignore, spiega il Suo comportamento sono talvolta più nobili dei suoi sentimenti. “Dobbiamo seguire il Papa anche quando ci dispiace, perché è Lui la roccia su cui Cristo ha costruito la sua Chiesa”; oppure “Dobbiamo evitare ad ogni costo uno scisma, perché sarebbe la più grave sciagura della Chiesa”.

Nobili parole, perché enunciano delle verità. Il Papa è il fondamento della Chiesa e la Chiesa non può temere nulla di peggio che uno scisma. Ma ciò su cui, Monsignore, vogliamo farla riflettere, è che la strada del silenzio assoluto che Lei vuole percorrere, porterà danno al Papato e affretterà lo scisma nella Chiesa.

È vero infatti che il Papa è il fondamento della Chiesa, ma prima che su di lui, la Chiesa è fondata su Gesù Cristo. Gesù Cristo è il fondamento primario e divino della Chiesa, Pietro ne è il fondamento secondario ed umano, anche se divinamente assistito. L’assistenza divina non esclude l’errore, né esclude il peccato. Nella storia della Chiesa non mancano Papi che hanno peccato od errato, senza che questo pregiudicasse mai l’istituzione del Papato. Affermare che bisogna sempre seguire il Papa, senza mai discostarsi da lui, rinunciando, in casi eccezionali, a correggerlo rispettosamente, significa attribuire alla Chiesa tutti gli errori che nel corso dei secoli sono stati compiuti dagli uomini di Chiesa. La mancanza di questa distinzione tra Chiesa e uomini di Chiesa, serve ai nemici della Chiesa per attaccarla e a tanti falsi amici per rinunciare a servirla.

Altrettanto gravida di conseguenze è l’affermazione secondo cui rompere il silenzio, dire la verità, denunciare - se necessario - le infedeltà dello stesso Pastore Supremo, porterebbe a uno scisma. Ma lo scisma è divisione e mai come in questo momento della sua storia la Chiesa appare al suo interno divisa e frammentata. All’interno di ogni parrocchia, di ogni diocesi, di ogni nazione, è impossibile definire una regola comune di vivere il Vangelo, perché ognuno fa esperienza di un cristianesimo diverso, in campo liturgico e dogmatico, costruendosi la propria religione, in modo tale che di comune resta solo il nome, non c’è più la sostanza. Quali sono le ragioni di questa frammentazione? È scomparsa la stella che indica il cammino e i fedeli avanzano nel buio della notte seguendo opinioni e sentimenti personali, senza che una voce si levi per ricordare loro quale sia la dottrina e la prassi immutabile della Chiesa. Lo scisma è provocato dall’oscurità, figlia del silenzio. Solo voci chiare, voci cristalline, voci integralmente fedeli alla Tradizione possono dissipare le tenebre e permettere ai buoni cattolici di superare le divisioni, provocate da questo pontificato ed evitare nuove umiliazioni alla Chiesa, dopo quelle già inflitte da papa Francesco. Per salvare la Chiesa dallo scisma, c’è un solo modo: quello di proclamare la Verità. Tacendo, lo favoriremo».

Il Manifesto si conclude con un estremo appello: «Monsignore, Lei che gode di una dignità, Lei che esercita un’autorità morale, Lei che raccoglie un’eredità, di che cosa ha timore? Il mondo La può aggredire con diffamazioni e maldicenze, i suoi superiori La possono privare della sua autorità e dignità esterna. Ma è al Signore che dovrà rendere conto, come ognuno di noi, il giorno del Giudizio, quando tutto sarà pesato e giudicato secondo misura.

Ciò che Le chiediamo, Monsignore, è di assumere un atteggiamento di filiale critica, di deferente resistenza, di devota separazione morale nei confronti dei responsabili della autodemolizione della Chiesa. Osi incoraggiare apertamente chi difende la Chiesa al suo interno e professi pubblicamente tutta la Verità cattolica. Osi cercare altri confratelli che si uniscano a Lei e a noi per lanciare insieme quel grido di guerra e di amore che san Luigi Maria Grignion di Monfort levò nella Preghiera infuocata con le parole profetiche: «Al fuoco! Al fuoco! Al fuoco! C’è fuoco nella casa di Dio. C’è fuoco nelle anime. C’è fuoco fin nel Santuario».

Lingue di fuoco come quelle di Pentecoste, bagliori di fuoco come quelli dell’inferno, sembrano sospesi sulla terra. Fuoco distruttore, fuoco purificatore, fuoco restauratore, destinato ad avvolgere la terra, a consumarla e a trasformarla. Che il fuoco divino divampi prima di quello della collera, che ridurrà la nostra società in cenere, come accadde a Sodoma e Gomorra».

È questa la ragione dell’appello che la Fondazione Lepanto ha rivolto ai Monsignori di tutto il mondo all’inizio di un anno forse decisivo per le sorti future del pontificato di papa Francesco e per la Chiesa. La speranza è che, con l’aiuto della Grazia divina, il muro del silenzio venga finalmente abbattuto e la Verità trionfi nel mondo.