Molti furono i nemici di Pio XII, dentro e fuori la Chiesa. Nel 1963, solo cinque anni dopo il «beato transito» del Pastor Angelicus, il drammaturgo tedesco filo-massone Rolf Hochhuth pubblicò la sua opera teatrale Der Stellvertetrer (Il Vicario), con cui accusò il 260° Vescovo di Roma di complicità passiva e silenziosa, ma cosciente col nazionalsocialismo nello sterminio degli ebrei. Da allora molte sono state le accuse mediatiche, tanto infamanti quanto infondate, come quella di «Papa di Hitler», sostenuta da John Cornwell, un ex-seminarista americano.

Ma a Pio XII neppure sono mancati gli amici, pure nel mondo ebraico, amici che lo hanno difeso dalla “leggende nera” e che anche oggi ne stanno propagando la figura e l’insegnamento. Un primo, importante risultato è stato ottenuto nel 2012, quando lo Yad Vashem, il museo israeliano sulla Shoah, ha cambiato la didascalia di una foto di Pio XII, cancellandone un precedente giudizio negativo. Lo studioso ebreo Sir Martin Gilbert, massimo storico della Shoah, aveva già chiesto la rimozione della lapide contro Papa Pacelli. Il nuovo testo sottolinea il numero considerevole di attività di soccorso che la Chiesa cattolica ha operato per salvare gli ebrei e si indicano i casi in cui lo stesso Pio XII intervenne per sostenere le attività di soccorso e salvaguardia degli ebrei.

Alla postulazione della sua causa di beatificazione collabora attivamente il Comitato Papa Pacelli-Associazione Pio XII. Ne abbiamo intervistato il presidente, l’avv. Emilio Artiglieri.

 

Chi sostenne e chi avversò Pio XII?

Sia in vita sia in morte, Pio XII è stato un Papa amatissimo, l’ultimo “romano” per nascita e formazione, legatissimo all’Urbe perché consapevole del ruolo specialissimo che la Provvidenza aveva assegnato alla Città eterna. Per questo si impegnò con tutte le forze per la salvezza della capitale; durante il secondo conflitto mondiale, rimase al suo posto, nonostante la consapevolezza dei gravi rischi corsi. Durante la cosiddetta «Guerra fredda», iniziò ad essere oggetto, da parte dei fautori di modelli politici totalitari e liberticidi, di attacchi e di calunnie. I fedeli cattolici rimasero però compatti attorno a lui, cogliendone gli slanci mistici, la profonda spiritualità, la sapienza dottrinale e l’ardente carità.

Purtroppo, dopo il Concilio Vaticano II, anche all’interno del mondo cattolico iniziarono a manifestarsi giudizi non equi. È chiaro come la figura e il Magistero di Papa Pacelli non potessero piacere a quanti, approfittando dell’«aggiornamento», intendessero introdurre nella Chiesa elementi di secolarizzazione e mondanizzazione.

Ancora più incomprensibile è l’ostilità che, da parte di alcuni ambienti dell’ebraismo, si manifesta nei suoi confronti, pur avendo egli tanto operato per il loro bene. Basti pensare, ad esempio, che il 26 maggio 1955 la Filarmonica di Israele eseguì in Vaticano la VII Sinfonia di Beethoven alla presenza di Pio XII, in segno di gratitudine per l’aiuto offerto agli ebrei durante la persecuzione.

Il terzo Congresso delle Comunità israelitiche italiane, tenutosi nel marzo del 1946, approvò una mozione, che venne poi incisa su una targa e collocata in via Tasso, nella famigerata sede delle SS di Roma, nella quale si esprime «il dovere di rivolgere reverente omaggio alla Santità Vostra ed esprimere il più profondo senso di gratitudine che anima gli ebrei tutti». Né si può dimenticare l’attestazione proveniente da colui che era stato il Rabbino Capo di Roma, Israel Zolli, il quale, ricevendo il Battesimo il 13 febbraio 1945, scelse come nome cristiano quello di Eugenio, per riconoscenza a Pio XII, per quanto aveva fatto per gli ebrei durante la guerra, con uno spirito – egli disse – «di umanità e di carità cristiana impareggiabili».

Come sia stato possibile dimenticare queste e tante altre manifestazioni di riconoscenza, risalenti, tra l’altro, all’epoca più vicina ai fatti, resta difficile da capire, se non pensando ad un intreccio di motivazioni politiche e teologiche, che richiederebbe un’accurata analisi.

 

Perché è importante riscoprirne la figura e il pontificato?

Il suo ricco e sicuro Magistero offre chiare risposte ai problemi spirituali e temporali dell’epoca moderna, dal riaffermato destino eterno dell’uomo, richiamato con la proclamazione del dogma dell’Assunzione di Maria al Cielo, fino ai più delicati temi bioetici, a quelli della giustizia tra gli uomini e le nazioni, a quello della vera pace, che è, appunto, frutto della giustizia (come recitava il suo motto: «Pax opus iustitiae»).

Pio XII, nella sua prima enciclica Summi Pontificatus, ammoniva che il nuovo ordine del mondo, che sarebbe sorto dopo il grande conflitto, non avrebbe più dovuto poggiare «sulla infida sabbia di norme mutabili ed effimere, lasciate all’arbitrio dell’egoismo collettivo ed individuale. Esse devono piuttosto appoggiarsi sull’inconcusso fondamento, sulla roccia incrollabile del diritto naturale e della divina Rivelazione. Ivi il legislatore umano deve attingere quello spirito di equilibrio, quell’acuto senso di responsabilità morale, senza cui è facile misconoscere i limiti, il legittimo uso e l’abuso del potere». Purtroppo sembrano invece oggi preferirsi le norme “mutabili ed effimere” rispetto a quelle della legge divina, naturale e positiva.

 

Come è stato possibile che la “leggenda nera” del “Papa di Hitler” trovasse eco non solo al di fuori, ma persino dentro la Chiesa cattolica?

Come risulta chiaramente dai documenti emersi dopo la caduta del Muro di Berlino, la campagna denigratoria contro la memoria di Pio XII fu orchestrata per scopi politici ed ideologici da Oltrecortina ed ebbe la sua più nota espressione nell’opera teatrale di Rolf Hochhuth, Il Vicario, rappresentata per la prima volta nel 1963 e che si tentò di rappresentare anche a Roma nel 1965.

Erano quindi gli anni del Concilio, quelli in cui si andava profilando, da parte di settori estremisti, una spinta ad un radicale cambiamento all’interno della Chiesa, nel senso della rottura con il passato, come se tutto quello che apparteneva al periodo precedente (liturgia, disciplina, morale) dovesse essere abbandonato per accogliere le “nuove istanze”, come se ci trovassimo di fronte ad un nuovo “inizio” della Chiesa.

In questo contesto si comprende come la figura di Pio XII risultasse “scomoda” e pertanto si comprende altresì il tentativo di demolirla attraverso la condivisione della “leggenda nera”, che altro non è se non una mostruosa calunnia, funzionale agli scopi del Kgb, ma anche di ambienti interni al Cattolicesimo, che avrebbero voluto fare tabula rasa della Tradizione.

Non so se oggi si possa dire che la “leggenda nera” sia stata definitivamente archiviata, ma senz’altro il cammino di riaffermazione della verità storica sta procedendo in modo molto significativo. Al riguardo non posso tacere l’opera coraggiosa di Suor Margherita Marchione, autrice di molti libri in difesa di Pio XII. Nel 2014, nella sede della Postulazione presso la Curia dei Gesuiti, si tenne un Convegno durante il quale si ebbe la testimonianza di un ebreo salvato dalla deportazione, il dott. Astrologo, poi convertito.

Raccontò di essere stato ospitato con i suoi familiari nel monastero di clausura di Santa Susanna a Roma e che, di fronte alla titubanza delle suore, il sacerdote che lo accompagnava replicò: «Così si vuole in alto», riferendosi chiaramente al Papa. Bisogna sottolineare che all’epoca la clausura era molto rigida, l’idea di far entrare uomini in un monastero era difficile da far accettare.

Al riguardo si può ricordare che la volontà del Papa era stata manifestata, naturalmente in forma prudenziale, come un messaggio “in codice” rivolto ai sacerdoti e ai religiosi, in una nota pubblicata su l’Osservatore Romano del 25-26 ottobre 1943, in cui veniva richiamata «la carità universalmente paterna del Sommo Pontefice, la quale non si arresta davanti ad alcun confine né di nazionalità, né di religione, né di stirpe».

 

A quale punto si trova il processo di beatificazione di Pio XII?

Pio XII è stato proclamato Venerabile da Papa Benedetto XVI. Questo significa che è stata definitivamente riconosciuta l’eroicità delle sue virtù. Manca ora, per procedere, il riconoscimento del miracolo.

In passato, senz’altro, come ebbe a dichiarare anche pubblicamente l’allora Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, card. Saraiva Martins, ci furono pressioni al fine di rallentare, se non di sospendere, la causa di Beatificazione, pressioni a cui il Cardinale resistette. Non so se ve ne siano ancora, ma, a questo punto, sarebbero molto più difficili da esercitare.

Pio XII venne consacrato Vescovo da Benedetto XV il 13 maggio 1917, lo stesso giorno in cui la Beata Vergine Maria apparve per la prima volta ai pastorelli di Fatima. Mi piace pensare che la beatificazione e la canonizzazione di Pio XII, davvero il Papa di Maria (egli infatti non solo proclamò il dogma dell’Assunzione, ma istituì anche la festa liturgica della Regalità di Maria Santissima, indisse nel 1954 uno speciale Anno Mariano ed estese a tutta la Chiesa la memoria del Cuore Immacolato di Maria in ricordo della consacrazione del mondo, che egli stesso aveva fatto il 31 ottobre 1942) appartengano ai tempi di preparazione a quel Trionfo che la Santa Vergine si è riservata.