È legittimo per i fedeli resistere in determinate circostanze all’autorità ecclesiastica, persino a quella del Sommo Pontefice? Lo stesso san Paolo si trovò a doverlo fare nei confronti del primo Papa: «Ma quando Cefa [san Pietro] venne ad Antiochia, mi opposi a lui a viso aperto perché evidentemente aveva torto» (Gal 2,11).

In questo documentato saggio pubblicato dall’Istituto Plinio Corrêa de Oliveira, il cui sottotitolo recita Continuità o rottura nella missione della Chiesa? Bilancio quinquennale del suo pontificato, l’autore affronta il «cambio di paradigma», che parte da S. Marta: ecologismo anziché valori non negoziabili, favoreggiamento dell’immigrazione islamica anziché assistenza ai cristiani perseguitati in Medio Oriente, soggettivismo morale (sfociato nella Comunione ai divorziati) e relativismo teologico. Una scelta politica, di prassi (perché mai si è trattato di affermazione ex cathedra), che ha spesso suscitato il favore… dei non cristiani e talvolta lo sconcerto dei fedeli turbati da una improvvisa, se non eccessiva apertura alla società contemporanea.

Basato su un ricco apparato di fonti, lo studio constata come, nelle parole dello stesso Bergoglio, si vadano facendo largo concetti quali «cambio di paradigma» e «rivoluzione culturale», per definire le profonde innovazioni che si stanno introducendo. Ma ciò costituisce una discontinuità con il Magistero e la disciplina rimasti immutabili per secoli, il che li porta a domandarsi se sia legittimo per i fedeli resistere in determinate circostanze all’autorità ecclesiastica. La conclusione è affidata a un pensiero di Plinio Corrêa de Oliveira: «Padri della Chiesa, Dottori, moralisti e canonisti, molti dei quali elevati agli onori degli altari, sostengono la legittimità della resistenza. Una resistenza che non è separazione, non è rivolta, non è acrimonia, non è irriverenza. Al contrario, è fedeltà, è unione, è amore, è sottomissione».