La Sinistra, dove c’è, lascia subito il segno. A partire dal sistema Scuola. Ma i nuovi piani educativi, elaborati in Spagna dal governo Sánchez, leader del Partito Socialista Operaio, non piacciono alle scuole cattoliche, che infatti non hanno mancato di far già sentire, con un comunicato congiunto, la propria «indignazione e preoccupazione» .

Con mille motivi: il fatto che l’ora di religione sia stata estromessa dal programma curricolare, rendendola ininfluente anche per la media dell’alunno, in aperto contrasto con gli accordi con la Santa Sede, firmati e vigenti; il fatto che sia stata rimpiazzata con una forma iperideologicizzata di presunta educazione civica di stampo veterofemminista; il fatto che sia stato offerto solo a parole il dialogo agli istituti paritari, di fatto totalmente ignorati, benché rappresentino, da soli, il 26% del sistema educativo del Paese con 5.939 centri, dalle scuole dell’infanzia alle superiori, che accolgono 82.134 docenti e 18.724 dipendenti – tra amministrativi e parascolastici –, chiamati a formare a loro volta 1.202.146 alunni. Tutto questo significa evidentemente qualcosa.

La linea tenuta dal ministro dell’Educazione, Isabel Celaá, è estremamente pericolosa, poiché si scontra con la stessa Costituzione, che all’art. 27.1 riconosce a tutti il diritto alla libertà d’insegnamento ed alle famiglie il diritto di garantire ai propri figli la stessa educazione ricevuta in casa, coerente coi medesimi Valori, trasmessi loro dai genitori. Ma la Sinistra, una volta conquistato il potere, è spesso tentata dal sentirsi superiore alla stessa Carta fondamentale spagnola.