In Italia, si sa, «non si può parlare male di Garibaldi». In Europa accade lo stesso con Voltaire, icona dell’Illuminismo e «padre della tolleranza». È una vera “bomba letteraria” questa puntuale ricostruzione dell’aspetto meno conosciuto dello scrittore libertino.

Voltaire, tutt’altro che tollerante con chi osasse porsi sulla sua strada, percorse interamente i tre sentieri dell’ipocrisia: gretto ed avaro fingendosi generoso (per non pagare un contadino, che gli aveva fornito la legna per l’inverno, inventò di essere perseguitato dal nobile, che aveva preso le difese del legnaiolo!); falso ed ipocrita ostentando religiosità (pur di essere ammesso nell’Accademia giurò e spergiurò di essere nemico dei giansenisti ed amico strettissimo dei gesuiti e negò di essere l’autore del Dizionario filosofico, denunciandolo come «opera di Satana»!); vile e traditore pretendendo fedeltà (nel caso Calas, difendendo la memoria di un ugonotto, che aveva ucciso il figlio pur di non vederlo convertito al Cattolicesimo, diffuse in Prussia – allora in guerra con la Francia – notizie da lui create sull’inattendibilità dei tribunali francesi, mentre in patria si lamentava dell’effetto che avrebbero avuto all’estero le decisioni dei giudici tolosani!).

Questa pungente biografia, realizzata attraverso una fitta e inoppugnabile documentazione, sfata la “leggenda aurea” e rivela i numerosi lati oscuri di un ipocrita abilissimo nell’opera di propaganda a favore di se stesso, spesso per perseguire interessi personali assai meschini. Un’opera coraggiosa, quella di Marion Sigaut, osteggiata fin dall’inizio dalla cultura universitaria “ufficiale”. E se ne comprende bene il perché, visto che la figura del “padre della tolleranza” ne viene, più che ridimensionata, completamente riscritta, come è giusto capiti a chi imposta il proprio cammino sui sentieri dell’ipocrisia.