Tra i personaggi più calunniati del cosiddetto anti-risorgimento c’è sicuramente Antonio Capece Minutolo, Principe di Canosa, per due volte Ministro di Polizia (cioè degli Interni) nel 1816 e nel 1821, cioè all’indomani della Restaurazione e dei moti liberali, e due volte fatto allontanare dalla lobby liberale, ben conscia delle sue capacità e quindi – dal proprio punto di vista – della sua pericolosità.

Infatti, il Principe di Canosa si opponeva strenuamente alla “politica dell’amalgama”, che pretendeva di lasciare al proprio posto i quadri della burocrazia del Regno e gli ufficiali dell’esercito, che avevano fatto carriera grazie alle simpatie rivoluzionarie (cioè bonapartiste e murattiane). Ma il principe di Canosa fu ben più che un uomo politico: fu anche e soprattutto un politologo, un ideologo della Tradizione ed un sostenitore del ruolo degli antichi ordini – soprattutto dell’aristocrazia – nel governo dello Stato, contrapponendosi così ai fautori della monarchia assoluta.

Quella che Antonio Capece Minutolo proponeva era la monarchia organica classica, in cui il potere del Sovrano veniva temperato dalla presenza di varie istituzioni rappresentative del popolo e dell’aristocrazia, che avevano funzioni prevalentemente consultive e di controllo: nel Regno di Napoli quella più importante era rappresentata dai cosiddetti Seggi o Sedili (aboliti proprio da Ferdinando IV di Borbone nell’anno 1800) e l’assoluto rispetto delle leggi che nel corso dei secoli erano state formate a partire dalla consuetudine e non imposte ex novo da una autorità superiore (come avvenuto con le varie costituzioni o con il codice napoleonico).

Il saggio di Gianandrea de Antonellis analizza la visione politica del Principe di Canosa, dimostrandone la profondità; esso è preceduto da una breve nota biografica e seguito da una antologia di scritti – alcuni dei quali inediti – di Antonio Capece Minutolo, che permettono di apprezzare il pensiero di uno dei massimi pensatori tradizionalisti dell’Ottocento di lingua italiana, per certi versi decisamente superiore anche ad autori del calibro di Monaldo Leopardi e di Clemente Solaro della Margherita.