La devozione mariana è fondamentale all’interno della Divina Commedia: in questo accurato studio Maria Cristina Solfanelli ripercorre tutti i passi in cui Dante la esprime. Se, naturalmente, all’ultimo canto del poema è riservata l’apoteosi, il primo punto in cui si esprime maggiormente la devozione a Maria è l’elenco degli esempi di virtù esaltata presenti nelle cornici del Purgatorio a perpetuo monito dei penitenti: ai sette peccati capitali viene contrapposta una serie di esempi della virtù contraria e «il primo viene sempre ricavato dalla vita della Madonna» (p. 61).

Quindi troviamo l’umiltà del «fiat mihi secundum verbum tui»; la disponibilità del «vinum non habent» alle nozze di Cana; il dolce rimprovero al Figlio ritrovato nel tempio; la sollecitudine della visita alla cugina Elisabetta; la moderazione del parto nella povera stalla; la temperanza nel pensare all’onore degli sposi nelle citate nozze di Cana; per chiudere circolarmente con la castità del «virum non cognosco» in risposta all’an­nun­cio di Gabriele.

Presente dall’inizio del poema (è la «Donna gentil» di Inferno, II, 94 che intercede per il viaggio ultramondano di Dante), Maria è sempre presente a sostenere l’umana fragilità di Dante e –Advocata nostra – di tutti i peccatori.