Il generale borbonico conte Gennaro Marulli (1808-1880), è stato definito «un altro Giacinto de’Sivo»: nel 1846 diede alle stampe Ragguagli storici sul Regno delle Due Sicilie dall’epoca della francese rivolta fino al 1815, un’opera di oltre duemila pagine con cui raccontò con notevole imparzialità quegli accadimenti militari e che a ragione si può accostare alla celebre Storia di de’Sivo.

In seguito ai moti del 1848 redasse un’aggiunta ai suoi Ragguagli, questi Avvenimenti che adesso vengono proposti in maniera autonoma. L’opera non soffre dell’estrapolazione: oltre ad essere un resoconto minuzioso degli avvenimenti politici e soprattutto militari del 15 maggio a Napoli, essa si sofferma sui problemi inerenti il concetto di rivoluzione.

La posizione di Marulli è tradizionalista e cattolica (a lui si deve infatti anche un prezioso scritto sugli errori filosofici dell’Illuminismo, in corso di nuova pubblicazione) e la condanna del liberalismo che porta necessariamente al caos è degna di chi si rende ben conto di come il 1848 sia un passaggio fondamentale del percorso che dalla rivoluzione francese avrebbe portato alla rivoluzione russa, dal giacobinismo al bolscevismo passando appunto attraverso il nazionalismo.

Coerente nel pensiero come nella vita (figlio di un ufficiale che aveva combattuto nella Armata della Santa Fede agli ordini del Cardinal Ruffo, educò talmente bene il figlio primogenito Troiano che questi, lasciando l’Italia dopo l’invasione del Regno, si arruolò tra le truppe legittimiste carliste, trovando la morte in battaglia), nel 1860 Gennaro Marulli avrebbe seguito il Re a Gaeta.