Il cosiddetto “esercito di Franceschiello” fu tutt’altro che un’accozzaglia di sbandati, come la propaganda unitaria ha fatto credere per oltre un secolo e mezzo. Esso fu composto da uomini e mezzi, calunniati e dimenticati in quanto sconfitti (grazie al tradimento di alcuni di loro), ma la cui storia deve essere rivista.

Lo fa Francesco Maurizio di Giovine, che in questo saggio ripercorre alcune tappe della storia militare del Regno, dall’epopea di Matteo Wade (difensore di Civitella del Tronto nel 1806) alla disperata difesa del 1860-1861, passando per le spinte unitarie siciliane, la battaglia del Volturno, il brigantaggio antiunitario in Capitanata; a fianco di ritratti di personaggi (Tommaso Cava, Ferdinando La Rosa), dinastie militari (i Quandel e i Marulli), corpi (i reggimenti svizzeri) ed istituzioni (il Real Opificio meccanico e pirotecnico di Pietrarsa), riscrivendo, grazie allo studio di documenti spesso inediti, parte della storia militare delle Due Sicilie che, tralasciando il tradimento e l’inettitudine di alcuni generali, è piena di eventi ed episodi, che testimoniano dell’efficienza, dell’organizzazione, del valore e delle indubbie doti morali dei soldati borbonici e di quanti combatterono al servizio della Casa regnante.