«Non è politicamente scorretto, ma di più, metafisicamente scorretto, con eleganza»: la massima di Marcello Veneziani a proposito dello scrittore colombiano Nicolás Gómez Dávila (Bogotà, 18 maggio 1913 – 17 maggio 1994) potrebbe provenire da uno degli innumerevoli Escolios a un texto implícito che la coraggiosa casa editrice romana Gog ha iniziato a riprodurre integralmente. Opera in cinque volumi apparsi tra il 1977 e il 1992, di cui il pubblico di lingua italiana ha finora potuto assaporare solo alcune brevi antologie, sarà editorialmente completata con uscite previste ogni sei mesi.

Gómez Dávila fu quello che si può definire – ed egli stesso si definiva – un reazionario puro. Per dare almeno un’idea dell’intelligenza, della brillantezza e della profondità delle massime, vale la pena riportare alcuni escolios: «Lo scrittore moderno scrive un romanzo con quello che Balzac esauriva in un paragrafo». «Il Concilio Vaticano II sembra meno un’assemblea episcopale che un conciliabolo di manifatturieri impauriti per aver perso la clientela».