Facebook sempre più nell’occhio del ciclone, stavolta non solo per la cessione di dati riservati, bensì anche per le sue sempre più frequenti incursioni censorie a senso unico: a farne le spese, questa volta, è stato il noto storico cattolico tedesco Michael Hesemann. Il suo account è stato bloccato per un mese, poiché i suoi giudizi sull’islam sono stati ritenuti non corrispondenti «agli standard della comunità» e tali da rappresentare un attacco sulla base dell’orientamento religioso.

In realtà, il post incriminato nulla contiene di tutto questo, rappresenta semplicemente una fotografia della situazione storicamente determinatasi ed, in ogni caso, è un parere legittimo tra tanti. Eccolo: «L’islam in 1.700 anni di storia cristiana occidentale ha giocato sempre il medesimo ruolo, è stato cioè una spada di Damocle sospesa sulla nostra testa, la minaccia della barbarie contro la quale occorreva unirsi e combattere. In questo senso, non tanto l’islam, bensì la difesa contro l’islam ha fatto e fa parte della Storia tedesca».

Invano il dott. Hesemann ha inviato una lettera aperta a Facebook, invocando il rispetto del diritto alla libertà di pensiero e di espressione, tutelato in Germania anche dalla Costituzione. Le sue parole, infatti, non contengono un attacco a persone viventi, bensì un giudizio storico fondato su fatti indiscutibili: il social non si è nemmeno degnato di rispondergli, dimostrando così il proprio volto più ideologico e fazioso.

Ricordiamo come il dott. Hesemann già in passato si fosse distinto, per aver portato nuove prove a proposito del genocidio degli armeni compiuto dai turchi all’inizio del XX secolo, nonché per aver scoperto un’importante lettera del 1918, con cui si svelavano i piani attuati dalla massoneria per rovesciare Trono e Altare, Imperi e Chiesa.