La Fondazione Il Giglio ripropone un “classico” (divenuto però recentemente reperibile con qualche difficoltà) della letteratura antirisorgimentale. Tale meritoria opera premettere di eleggere un’opera che, apparsa nel 1861 e immediatamente sequestrata, circolò clandestinamente in più edizioni.

Il libro è un formidabile atto di accusa verso il Piemonte, invasore del Regno delle Due Sicilie, che «non era secondo a nessuna Nazione incivilita»ed una lucida confutazione delle tesi liberali poste a fondamento dell’unificazione dell’Italia. A oltre un secolo e mezzo di distanza, è difficile non notare come le tesi di de’ Sivo siano attuali e condivisibili: «L’Italia Iddio la creò svariata, la fe’ lunga e smilza; la popolò di stirpi diverse d’indoli, di bisogni, di costumanze. Non si può per una nazionalità ideale, distruggere le nazionalità reali». L’Italia rimane soltanto – aveva ragione Metternich – una «definizione geografica». Il risorgimento, scrive de’ Sivo, non è altro che «l’opera della rivoluzione in nome di una nazione fittizia».

I Napolitani al cospetto delle Nazioni Civili è un’opera di respiro europeo: l’autore comprende bene che l’aggressione piemontese al Regno delle Due Sicilie è parte di un attacco internazionale non solo al trono dei Borbone di Napoli, ma ai valori che lo avevano fondato e che la Chiesa cattolica è il bersaglio ultimo di quest’attacco. Conscio della lue liberale che aveva infettato anche la corte borbonica, Giacinto de’ Sivo aggiunge al suo pamphlet la denuncia dei «traditori intorno al trono» e le amare verità sugli errori del governo borbonico, che, pur nell’«intento a fare il bene», aveva però rinunciato a contrastare la propaganda liberale, che lo stava presentando al mondo come «la negazione di Dio».

Il testo integrale del grande storico di Maddaloni, assente dalle librerie dagli anni ’60, è arricchito dall’Elogio di Ferdinando Nunziante, la commemorazione del valoroso generale borbonico scritta da de’ Sivo.