Non si fa che parlare, nelle prediche domenicali e non solo, di misericordia. Sull’argomento si è tenuto un ciclo di conferenze intitolato «Inscindibili: Giustizia, Verità, Misericordia», svoltosi ad Ancona nella primavera dell’anno scorso per iniziativa dell’associazione culturale Oriente-Occidente.

Gli Autori, coordinati da Giuseppe Possedoni, hanno affrontato la questione da diversi punti di vista: Antonio Livi apre il saggio («Solo la vera teologia – discorso razionale che guida alla salvezza – può contrastare l’ideologia, discorso irrazionale che confonde le coscienze») e lo chiude soffermandosi sul tema della vera e falsa teologia, mentre Nicola Bux e Carlo Caffarra hanno affrontato rispettivamente il problema teologico-morale e quello teologico-liturgico.

Poiché usualmente solo di misericordia si parla e non di carità (e men che mai di Timor di Dio), tale deformazione porta necessariamente a un’ingiustizia reale, perché ridurre l’Amore di Dio e il Logos eterno al rango di semplici emozioni e sentimenti, è la cosa più ingiusta verso i poveri in Spirito, i quali possono essere consolati solo da Gesù Cristo, non dal semplice umanitarismo, nelle sue varie versioni. La peggiore ingiustizia che il credente possa perpetrare verso il prossimo è alterare il Vangelo, surrogandolo con una totalizzante «pastorale dell’accoglienza e della misericordia», che porta a quel massimo punto apicale che è l’incontro con l’uomo, ma impedisce l’autentico, vero incontro con Gesù.