La denuncia giunge dal quotidiano Le Monde: sono almeno cinque le giovani, che hanno denunciato d’esser state vittime di vere e proprie aggressioni sessuali e violenze all’interno dell’Mjcf, il Movimento dei giovani comunisti francesi, e dell’Uec, l’Unione degli studenti comunisti.

Massimo, per ora, l’anonimato circa le donne, che hanno avuto il coraggio di spezzare il muro di omertà e di silenzio e di raccontare la loro versione di quanto avvenuto. I fatti contestati risalgono al 2011 durante un campo estivo, all’ottobre 2014 al termine di una serata svoltasi presso la sede di Saint-Denis del Pcf, il partito comunista francese, al 2015 ed al 2016 prima a giugno nella camera di un responsabile comunista di Limoges ad Aubervilliers, poi dopo una manifestazione. I presunti colpevoli sono già stati sollevati da ogni loro incarico, mentre il partito ha espresso la propria condanna per gli episodi contestati.

La galassia delle sigle comuniste si scopre così paladina di quelle stesse vittime, maturate al suo interno, dichiarando di avere ora «una responsabilità in più», come ha affermato l’on. Marie-George Buffet, del collegio di Seine-Saint-Denis, principale teatro dei fatti, secondo cui non basterebbe essere comunisti e femministi per escludere violenze di questo tipo, pur esortando a «non tollerarle nemmeno per un istante».

Con acrobazie dialettiche, di cui solo la Sinistra è capace, la frittata è stata girata e le responsabilità sembrano essere attribuite a schegge impazzite, quasi fossero corpi estranei, sicuramente senza colpa del sistema. Se la stessa cosa fosse capitata ad un qualsiasi altro partito, la reazione sarebbe stata ben diversa, complici media pronti a suonare la grancassa a colpi di inchieste, indagini, approfondimenti, interviste, statistiche, sondaggi e interviste.