«Senza il coraggio di essere ciò che siamo e di trasmettere la nostra eredità ai nostri figli, noi europei siamo destinati a scomparire.

E, con noi, la più grande civiltà che il mondo abbia mai conosciuto»: lo si legge ne La fine dell’Europa, opera vincitrice del premio “Capri San Michele 2017”, con cui Giulio Meotti, giornalista de Il Foglio ha intrapreso un compito impopolare, ma necessario nel mettere a nudo la verità allarmante sul declino demografico e sulla sudditanza culturale dei popoli europei indigeni.

Alle segnalazioni del pericolo sempre più evidente, la risposta della nostra classe politica è quella di scrollare le spalle e di inchinarsi alle direttive dei potentati, che ci impongono il meticciato razziale, culturale e religioso, nonché la cancellazione della nostra memoria e del nostro orgoglio storici. Decenni di edonismo ci hanno resi poco disposti a procreare e pronti ad accettare l’invasione straniera. Ci ritiriamo dal lavoro il più presto possibile e persino i giovani sono inclini a considerare i figli come un peso, che è meglio evitare.

Questo atteggiamento negativo verso i bambini è dovuto all’indebolimento della fede cristiana. Possiamo fare qualcosa? Una cosa è certa, senza il coraggio di essere ciò che siamo e di trasmettere la nostra eredità ai nostri figli, noi Europei siamo destinati a scomparire. E con noi scomparirà la più grande civiltà che il mondo abbia mai conosciuto.