(di Lupo Glori) Lo scorso I° ottobre il terrorismo islamico è tornato a colpire nuovamente la Francia. A Marsiglia, presso la stazione St. Charles, Ahmed Hanachi, un tunisino, immigrato irregolare, di 30 anni si è infatti improvvisamente scagliato contro i passeggeri in attesa dei treni, tirando coltellate alla cieca al grido di battaglia “Allah akbar”, facendo due vittime, di 20 e 21 anni. L’Isis ha rivendicato l’aggressione.

L’attacco alla stazione St. Charles è soltanto l’ultimo di una sfilza di attentati di matrice islamista più o meno eclatanti, che dal 2015 hanno insanguinato la Francia, mietendo ben 239 vittime. Di fronte a tale drammatico ed inarrestabile tributo di sangue, Damien Le Guay un filosofo francese, vicepresidente del Comitato Nazionale di Etica Funeraria e autore di un libro dall’emblematico titolo, La guerra civile in arrivo è già qui, intervistato da Le Figaro, ha puntato il dito contro tutti coloro che, di fronte a tali ripetuti atti di violenza in nome di Allah, si ostinano a far finta che il problema islam non esista.

Continuare a rifiutarsi di ammettere che la Francia si trovi in uno stato di aperta guerra civile con l’islam radicale è infatti, secondo Le Guay, un atteggiamento irresponsabile e suicida, che non fa altro che peggiorare, in maniera progressiva ed irrimediabile, la situazione: «No, signor Primo Ministro, non c’è ‘follia’ in un terrorismo politico che mira, in nome di un’ideologia islamista, a combattere contro l’Occidente, contro gli ‘infedeli’, contro l’impuro, i Kuffar che siamo tutti noi».

Ahmed Hanachi, sgozzando due giovani “infedeli”, non ha fatto altro che incarnare ed eseguire alla lettera quelli che sono, da tempo, gli obiettivi e le direttive della propaganda islamica, secondo gli inequivocabili dettami del Corano: «Quando incontrate gli infedeli, uccideteli con grande spargimento di sangue e stringete forte le catene dei prigionieri». (Sura 47:4).