Questa biografia di Charles de Foucauld (1858-1916), scritta nel 1921 dall’Accademico di Francia René Bazin (definito «il Beato Angelico delle lettere»), ha rivelato al grande pubblico di allora una figura ancora poco conosciuta, anche se alcuni ambienti ne esaltavano già la scienza e una fede cristiana missionaria, facendone un pioniere. Bazin si è accontentato di tracciarne l’itinerario di vita e di farlo parlare, persuaso com’era di trovarsi di fronte a un “santo”.

Il tempo e la Chiesa gli hanno dato ragione: fratel Charles de Foucauld è stato beatificato il 13 novembre 2005 da Benedetto XVI nella basilica di San Pietro e quest’opera rimane tuttora di primaria importanza, sia come fonte sia come documento. «La vita di Charles de Foucauld somiglia a un lungo itinerario che lo conduce, attraverso percorsi successivi, dall’arenamento alla luce», dice il cardinale Poupard nella Prefazione. Rimasto orfano in tenera età e affidato con la sorella Marie al nonno materno, Charles frequenta il liceo di Nancy, dove perde quasi subito la fede e si dà a una vita dissoluta.

Più tardi, entrato nella scuola militare di Saint-Cyr, ne esce senza gloria, per poi aggregarsi alla Scuola di cavalleria di Saumur e al IV Ussari. Con l’invio di tale reggimento in Algeria, nel suo itinerario si innesca una svolta: vi ricopre il ruolo di luogotenente e viene invaso da una nuova passione, quella dell’Africa. Spalanca «le ali dello spirito all’azione trasformatrice della grazia e questo soffio divino lo conduce nel deserto. Dapprima a quello della trappa e poi in seno al silenzio della natura, nel suo piccolo eremo dell’Hoggar», continua Poupard. Tutto fa posto alla presenza interiore del Creatore e Redentore. In questo nuovo millennio, la spiritualità di Charles de Foucauld si rivela particolarmente eloquente.