La nuova delegazione degli Stati Uniti all’Onu si è dissociata lo scorso giugno da una risoluzione sulla violenza alle donne, presentata dal Canada ed approvata a maggioranza, in quanto questa sostiene l’«aborto sicuro» nei Paesi ove questo sia legale: «Noi non riconosciamo l’aborto come un metodo di pianificazione familiare – ha dichiarato Jason Mack, primo segretario Usa all’Onu – né lo sosteniamo come servizio alla salute riproduttiva».

Il governo canadese ha fatto dell’«eliminazione della violenza alle donne» una priorità della sua politica estera, senza tuttavia includervi, paradossalmente, anche l’aborto selettivo, quello cioè con cui vengono uccise nel grembo materno o alla nascita le figlie in quanto femmine. Come in Cina, dove sono stati ammazzati così oltre 37 milioni di esseri umani. Ma lo stesso avviene in India ed in altri Paesi, comprese molte cliniche abortiste degli Stati Uniti, frenate solo grazie ai provvedimenti dell’amministrazione Trump, che ha tagliato i finanziamenti all’Unfpa, il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione proprio per il suo sostegno al regime di aborti forzati tuttora vigente in Cina. Il presidente Trump ha spiegato come i dollari degli americani non possano essere usati, per pagarci l’aborto o per promuoverlo all’estero.