Turchia, l’islamizzazione avanza a suon di provocazioni, di sgambetti, di colpi bassi. Lo scorso 23 giugno un imam ha letto il Corano nella basilica di Santa Sofia (nella foto, su licenza Creative Commons), a Istanbul. Con tanto di diretta da parte della televisione di Stato. Dai tempi di Kemal Atatürk, ciò non accadeva. Ma i musulmani turchi, in modo evidente da quattro anni a questa parte, stan facendo di tutto per alzare la tensione, riprendendo ad esempio i festeggiamenti, ogni 29 maggio, per la conquista di Costantinopoli da parte dell’Impero ottomano, festeggiamenti vietati dopo il colpo di Stato del 1960.

Così, nel 2009, davanti alle antiche mura bizantine, è stato realizzato un museo dal titolo «Panorama 1453», subito interpretato come uno schiaffo alla corrente kemalista, fautrice del “laicismo” spinto ed aconfessionale. Non solo: dal 2012, ad ogni anniversario ha luogo una preghiera islamica davanti a Santa Sofia con l’unico scopo di utilizzare la struttura come moschea, almeno alcune volte alla settimana. Facile intuire come, da sporadico, l’uso, se concesso, diverrebbe ben presto permanente, benché la basilica sia stata eretta nel 532 da Giustiniano I sui resti di altre due chiese precedenti, la prima della quale è addirittura del 360 e fu inaugurata durante il regno di Costanzo II. Rimase cristiana fino al 1453, quando Maometto II la trasformò in moschea, per poi esser convertita in museo dal fondatore della repubblica turca, Atatürk.

Il che va sempre più stretto alla montante fazione musulmana del Paese, in particolare ai gruppi legati all’ex-vicepresidente Bulent Arinc ed alla fratellanza dei Naxbantiya, cui appartiene lo stesso presidente Recep Tayyep Erdogan, i quali usano Santa Sofia come simbolo per la propria propaganda islamizzante.