Dunque il ZdK, il Comitato Centrale dei Cattolici tedeschi, ha compiuto la propria scelta di campo, abbracciando la Sinistra di Schulz. E questo non entusiasma. Intendiamoci, anche la Cdu, che, almeno sulla carta, dovrebbe rappresentare l’Unione Cristiano-Democratica, cioè la forza conservatrice, quella di Centrodestra, ha più volte deluso.

D’altra parte, l’alternativa non è l’Spd, con cui invece pare che il ZdK si sia alleato, come si evince dal comunicato congiunto diffuso lo scorso 4 aprile: «Guidati dai rispettivi leader Martin Schulz e Thomas Sternberg, i rappresentanti dell’Spd e del ZdK si sono incontrati lunedì scorso per uno scambio. Al centro delle conversazioni, svoltesi presso Casa Willy Brand a Berlino, ci sono stati temi quali il contributo delle religioni alla coesione sociale, gli sviluppi dell’ecumenismo e le sfide apportate alla democrazia dal populismo di Destra». è già chiaro da queste parole come si sia andati oltre un semplice confronto, definendo anzi una sorta di convergenza programmatica. Si è deciso chi siano i “buoni”, le Sinistre, e chi siano i “cattivi”, le Destre col loro populismo.

Tutto questo, però, sbilancia e compromette gravemente in politica la linea di un’organizzazione, come il Comitato Centrale dei Cattolici tedeschi, che dovrebbe invece curarsi di tutti i propri iscritti in base alla loro fede e non alla loro tessera di partito, dovrebbe occuparsi d’anime e non di elettori, dovrebbe ricordare i principi della Dottrina sociale della Chiesa e non dire per chi votare.

L’Spd o Partito Socialdemocratico tedesco fa parte dell’Internazionale Socialista, nella sua iconografia ha Karl Marx e, nell’album di famiglia, ha annoverato – almeno per un certo periodo – Rosa Luxembourg.

Oggi è guidato da Martin Schulz: rieletto a marzo Presidente del partito e candidato alla Cancelleria con una percentuale bulgara, il 100% dei voti, è “allergico” a tutte le Destre, da Berlusconi a Jean-Marie Le Pen, cui nel 2009 avrebbe volentieri negato, in spregio a tutte le regole, l’onore di guidare la seduta inaugurale dell’Europarlamento, viceversa a lui spettante come deputato più anziano. Ma Le Pen, certo non un principiante della politica, lo gelò con una battuta: «Mister Schulz è un signore, che ha la testa di Lenin, ma che parla come Hitler».

Lo stesso programma dell’Spd, piaccia o non piaccia ai vertici del ZdK, contiene punti gravemente difformi dalla Dottrina cattolica. Come questi, più volte ripetuti: «Quando due persone si amano, lo Stato non può discriminare. Per noi questo significa totale uguaglianza per gay e lesbiche», considerando delle “conquiste” sociali il «diritto di adozione» per gli omosessuali. Ed ora i socialdemocratici puntano ad «imporre il “matrimonio per tutti”». Non solo: tra i corsi per l’integrazione di rifugiati (e non), a fianco di quelli di lingua tedesca, di orientamento e di diritto, ecco spuntare anche i corsi per l’«autodeterminazione sessuale». Oltre a cavalcare i luoghi comuni della più demagogica propaganda Lgbt, l’Spd invoca la parificazione fiscale per le coppie sposate e non, per coniugi e conviventi, nonché benefit particolari per i genitori single, minando così alla base il concetto e la sostanza della famiglia quale cellula fondamentale della società.

Cosa un partito di questo genere possa esercitare di così irresistibilmente attrattivo nei confronti di un’associazione cattolica resta un assoluto mistero. Di certo questo abbraccio con l’Spd appare contro natura, controproducente e probabilmente letale per il ZdK, ancora rappresentativo, benché in forte crisi di adesioni. Senza dubbio questa ulteriore svolta a Sinistra non convincerà i nuovi fedeli ad iscriversi, semmai convincerà i vecchi ad andarsene.