Dal matrimonio gay e lesbico al “matrimonio robot”, passando per l’“auto-matrimonio”. Questi sono i folli passaggi dell’attuale processo di dissoluzione dell’istituto familiare naturale, in nome dell’illimitato principio di auto-determinazione individuale per il quale ognuno pretende di avere il diritto di sposare chi “sente di amare”, anche fosse se stesso o un robot.

L’auto-matrimonio, il “self-wedding”, è un movimento piccolo ma crescente in tutto il mondo, fatto di deliranti inviti e auto-voti pronunciati per l’occasione con promesse tipo: «Io non mi lascerò mai».

Se, d’altro canto, il principio ispiratore delle nostre leggi è che le persone siano felici e vedano soddisfatti e riconosciuti i propri diritti, presto l’ordinamento potrebbe legiferare anche a favore delle unioni uomo/macchina. A conferma di quanto sia attuale e dibattuto il tema della robotica sessuale, il 19 e 20 dicembre scorsi, presso l’Università Goldsmiths di Londra, si è tenuto il secondo Congresso Internazionale su «Love and Sex with Robots», conclusosi con un discorso del dr. David Levy, che ha sottolineato la “normalità” di avere nel prossimo futuro un “coniuge robot”, su misura delle caratteristiche che ogni marito o moglie desidera.

Una società che mette in soffitta gli oggettivi criteri di valore spalanca le porte a qualsivoglia aberrazione individuale in nome dei sempre nuovi e inimmaginabili parametri soggettivi.