Strasburgo, dicembre 1793: la ghigliottina continua a tagliare teste e i Prussiani sono alle porte della città. Il Re è stato giustiziato e la Repubblica francese è in guerra contro i suoi nemici interni ed esterni, che vorrebbero ripristinare l’Ancien Regime. Con L’armata del Reno, Alexandre Dumas ricrea un periodo fondamentale della storia di Francia come quello della Rivoluzione e del Terrore, mescolando personaggi noti e sconosciuti, storia e finzione, politici e soldati, complotti e battaglie. Dumas, che notoriamente si serviva di scrittori ombra, limitandosi a dare indicazioni iniziali e a ricedere il lavoro fatto, in questo caso, evidentemente, ha ben scelto i propri collaboratori: il risultato è un romanzo-fiume che, pur non essendo strettamente controrivoluzionario, mette però in luce la violenza e la brutalità dei giacobini.

La casa editrice Gondolin, che si dedica meritoriamente alla scoperta di romanzi dimenticati (Il cavaliere di Lagardère di Paul Féval, RobRoy di Walter Scott) che ripropongono il tema del coraggio e della difesa dell’onore, adesso affronta questa corposa opera: L’armata del Reno è infatti preceduta da I compagni di Jéhu (storia di una congiura realista) e seguita da Il cavaliere di Sainte-Hermine (che in Francia è stato pubblicato per la prima volta solo nel 2005) ed il suo seguito Hector de Sainte-Hermine (pubblicato in lingua originale solo nel 2008).

Come Il Novantatré, pur provenendo da un autore di simpatie moderate e non certo reazionarie, il testo descrive la brutalità degli agenti rivoluzionari con una penna magistrale. Adatto in particolare (ma non solo!) ad un pubblico di adolescenti, può far comprendere che la Rivoluzione che studiano a scuola come un evento meraviglioso ed imprescindibile nella storia dell’umanità fu, nella realtà quotidiana, un bagno di sangue senza precedenti.