Stando agli ultimi dati disponibili, in Germania le ordinazioni nel 2015 sono state 58 contro le 75 del 2014 e le 98 del 2013. Il che significa che, nel giro di soli due anni, sono crollate del 40,8%. Anziché interrogarsi sulle autentiche ragioni della profonda crisi, ormai evidente, si è però sempre preferito premere ancor di più sull’acceleratore anche nella cosiddetta “prassi” pastorale, assegnando ed estendendo ai laici compiti non loro: addirittura il Sir, il Servizio di Informazione Religiosa della Conferenza episcopale italiana, ha dato notizia dell’ultimo “ritrovato”, gli «agenti pastorali». Chi sono? Sono volontari, uomini e donne tedeschi, incaricati a tempo pieno o parziale dei servizi funebri.

Per questo le diocesi hanno già avviato corsi di formazione per battezzati, per lo più pensionati, resisi disponibili ad accompagnare le famiglie nell’estremo saluto ad un loro congiunto, facendo rientrare tutto questo nell’ambito della pastorale ordinaria. I candidati, preparati dal punto di vista teologico, liturgico, omiletico e psicologico, diventano “super-esperti delle esequie”, pronti a somministrare compassione e distribuire speranza al posto di quello che fu il conforto del prete.

Pur non essendo formalmente consacrati «ministri del funerale», questi «agenti pastorali» ne presentano molti connotati: conoscono i riti di sepoltura, tengono gli elogi funebri, sanno come menzionare il nome del defunto e quando usare l’acqua santa, forniscono aiuti alle famiglie per dirimere le questioni legali ed organizzative. La stessa agenzia Sir evidenzia come tutto questo comporti «un cambio drastico dell’idea del servizio funebre: mancando la celebrazione eucaristica, l’accompagnamento avviene verso la tomba, ma anche con la preparazione dell’addio al defunto».