Varie «mele» sono il desiderio del Sultano Ahmed III e della Sublime Porta: non si tratta delle portate finali di un pranzo, bensì del “frutto proibito” rappresentato dalle principali città occidentali, come Bisanzio, Vienna e, naturalmente, la preda più ambita, Roma. Rita Monaldi e Francesco Sorti, dopo i successi di Imprimatur e Secretum – ambientati a Roma il primo nei giorni del cruciale assedio di Vienna del 1683 e l’altro nell’anno 1700, al tempo della successione al Trono spagnolo – spostano nella capitale imperiale l’ambientazione del terzo romanzo, che ha sempre come protagonista un innominato garzone (l’io narrante del lavoro), attirato a Vienna da un altro personaggio comune ai tre romanzi, Atto Melani, agente segreto del Re di Francia, il quale ha il compito di svelare al giovane imperatore asburgico un insospettabile tradimento. Ricevuto in udienza, l’Agà accenna sinistramente al «Pomo Aureo»: così i giannizzeri a Costantinopoli chiamano Vienna e Roma quando fanno voto di schiacciarla sotto il giogo di Allah e con essa l’Europa tutta. Gli eventi dei giorni successivi riveleranno rancori secolari e segrete connivenze: nessuno verrà risparmiato dall’ombra dell’infamia e del tradimento.
Intanto, la meticolosa ricostruzione della vita quotidiana nella capitale del Sacro Romano Impero, in un nostalgico periodo in cui la lingua parlata correntemente a corte è l’italiano, consente un paragone con la caotica vita romana.