Vi sono figure poco note eppure esemplari di sacerdoti, che han saputo vivere santamente il proprio ministero: una di queste è Padre Rocco Ferroni, della cui vita parla in un’agile pubblicazione un suo Confratello, il camilliano Padre Antonio Casera.

Padre Rocco Ferroni nacque a Marzana, a pochi chilometri da Verona, il 30 ottobre 1856. Sin da piccolo rivelò una docilità non comune, profonda devozione nella preghiera ed una spiccata inclinazione alla pietà.

All’età di dieci anni fu affidato per i corsi ginnasiali ai Camilliani di Santa Maria del Paradiso, qui giunti dopo la legge di soppressione di tutti gli Ordini religiosi. Il 29 novembre 1869 entrò come aspirante nella loro casa. Compiuti gli studi, venne ordinato sacerdote a Mantova il primo maggio 1879: «Padre Rocco vivrà la prima Santa Messa come l’ultima: semplice, raccolto, umile, tutto di Dio, senza turbarsi. Capiva che l’Altare è un calvario, la Messa un sacrificio e il sacerdozio un’immolazione».

Nominato assistente dei giovani postulanti, li invitò a praticare la virtù del silenzio: «Si parla troppo e a voce alta, gran difetto. Chi più parla con gli uomini, meno parla con Dio». Da maestro dei novizi e dei chierici professi, fu d’esempio prima di tutto con la pratica assidua delle virtù: chiese loro amore alla preghiera ed alla meditazione. Dal 1888 al 1928 fu superiore in diverse comunità camilliane veronesi ed a Cremona. Migliaia di fedeli lo videro passare innumerevoli volte nell’umile servizio di condurre i defunti all’ultima loro dimora, quella eterna, pregando poi e compiendo sacrifici di suffragio per le anime del Purgatorio: «è solo dinanzi al pensiero della morte che si impara a far le cose per bene», era solito dire.

Il sereno trapasso giunse per lui nel mese mariano per eccellenza, il 13 maggio 1939. Tra tutti rifulse la semplicità esemplare della sua vita santa, tanto da esser definito «un Vangelo vivente».