La Chiesa pare voler dissolvere i contorni netti della fede in una sorta di brodo indeterminato e rimescolato dal “secondo me” di certi sacerdoti. Ebbene, della Fede, i Sacramenti sono l’espressione, il frutto, il dono più alto e prezioso. Don Nicola Bux affronta il tema con la passione consueta e per ognuno dei sette Sacramenti chiarisce l’oggetto, il significato, la storia.

Poi mette in guardia dalle moderne deformazioni, dagli equivoci dell’interpretazione contemporanea. In una parola, mette in guardia dalla «svolta antropocentrica che ha portato nella Chiesa molta presenza dell’uomo, ma poca presenza di Dio», una Chiesa in cui la sociologia ha sostituito la teologia, l’orizzontale ha eliminato il verticale, la profanità ha scacciato la sacralità. Lo stessa autore ricorda: la liturgia odierna è, di fatto, “di spalle a Dio”.

Ma è un errore molto grave, come ha scritto anche Benedetto XVI: «Se la liturgia appare anzitutto come il cantiere del nostro operare, allora vuol dire che si è dimenticata la cosa essenziale: Dio. Poiché nella liturgia non si tratta di noi, ma di Dio. La dimenticanza di Dio è il pericolo più imminente del nostro tempo.

A questa tendenza la liturgia dovrebbe opporre la presenza di Dio. Ma che cosa accade se la dimenticanza di Dio entra persino nella liturgia, se nella liturgia pensiamo solo a noi stessi? In ogni riforma liturgica e in ogni celebrazione liturgica, il primato di Dio dovrebbe sempre occupare il primissimo posto». Dio e il suo Sacrificio salvifico, non certo la predica del celebrante…