Per l’occasione si è scomodato persino il presidente federale di Germania, Joachim Gauck, che lo scorso 18 febbraio ha incontrato la presidenza del Dekt, Convegno dei protestanti, ed il ZdK, Comitato Centrale dei cattolici, chiedendo quale fosse il grado di collaborazione ecumenica in vista dei 500 anni dalla Riforma, che si celebreranno nel 2017.

Poi ecco il card. Walter Kasper col suo libro Martin Lutero. Una prospettiva ecumenica, in cui ha definito l’operato dell’ex-monaco agostiniano come un’azione di «nuova evangelizzazione», con toni di feroce biasimo anzi verso la Chiesa cattolica sorda alle sue “innovazioni”.

Hanno colpito anche i toni del comunicato congiunto, licenziato lo scorso primo giugno dalla Federazione luterana mondiale e dal Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, per confermare il coinvolgimento cattolico nelle celebrazioni dei «doni della Riforma» col culmine, che sarà rappresentato dal viaggio di papa Francesco a Lund, in Svezia, il prossimo 31 ottobre.

Il quale, dal canto suo, durante la conferenza-stampa dello scorso 27 giugno, durante il volo di ritorno dall’Armenia, dichiarò: «Martin Lutero ha fatto una “medicina” per la Chiesa, poi questa medicina si è consolidata in uno stato di cose, in una disciplina, in un modo di credere, in un modo di fare, in modo liturgico. Ma non era lui solo: c’era Zwingli, c’era Calvino… Oggi il dialogo è molto buono».

Di tutt’altro tenore quanto si può leggere sul Catechismo Maggiore di San Pio X, a proposito della «grande eresia del Protestantesimo, prodotta e divulgata principalmente da Lutero e da Calvino»: «Questi novatori – è scritto –, demolirono tutti i fondamenti della fede, esposero i Libri Santi alla profanazione della presunzione e dell’ignoranza ed aprirono l’adito a tutti gli errori. Il protestantesimo è la somma di tutte le eresie» (nn. 128-129).