L’aborto a Malta è illegale. Anche Ella, la cosiddetta pillola del giorno dopo, lo è e per lo stesso motivo: impedendo l’impianto dell’ovulo già fecondato, è un farmaco abortivo a tutti gli effetti.

Un divieto, questo, che certamente non garba alla Fondazione per i Diritti delle Donne: per questo ha presentato presso i ministeri della Sanità e delle Libertà Civili un ricorso contro lo Stato, chiedendo che vengano legalizzate l’autorizzazione, l’importazione e la distribuzione della contraccezione d’emergenza, attualmente fuorilegge.

Presentando 102 firme di donne di età compresa tra i 16 ed i 62 anni a sostegno della petizione ed attivando un profilo Facebook, per promuovere un’apposita campagna di sensibilizzazione. E’ pronta a portare la questione non solo dinanzi ai tribunali locali, ma anche di fronte alla Corte europea dei Diritti dell’Uomo, se servisse.

Secondo tale Fondazione, il governo dell’isola starebbe violando i diritti fondamentali delle donne e la facoltà di una corretta pianificazione familiare, calpestando i trattati internazionali firmati ufficialmente anche da Malta, nonché le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità.

Affermazioni che han trovato subito pieno appoggio da parte dell’Associazione Umanista di Malta. Le pressioni attuate dalle lobby abortiste han purtroppo sortito già qualche risultato: ad esempio, l’avvio di un dibattito interministeriale, per valutare la richiesta da loro avanzata.

Le organizzazioni pro-life sono in stato di allerta. La sigla Dono della Vita ritiene che quello attuato sia solo il tentativo per legalizzare l’aborto nell’isola.