Proseguono i gesti sacrileghi contro la fede cattolica. Sono tanti, troppi per immaginare semplici atti di teppismo. Qualche esempio.

Nella notte tra il 18 ed il 19 giugno presso una cappellina di via Boschettino, a Maleo, ignoti hanno sottratto un piccolo crocifisso in ottone, gli han dato fuoco, poi lo hanno abbandonato, rovinato ed annerito, di fronte all’edicola votiva di via Cipelli.

Sempre nottetempo, tra il 3 ed il 4 luglio, sconosciuti si sono intrufolati nella chiesa di Sant’Elena al rione Annunziata, a Messina, hanno staccato dal muro e devastato il tabernacolo, trafugato la pisside in argento con alcune Ostie consacrate, in parte cadute a terra, e sottratto oggetti sacri, tra i quali un reliquiario settecentesco contenente un frammento della Santa Croce. Prima di andarsene, han lasciato un messaggio in lingua inglese: «Vai all’inferno». Questa volta il dubbio della pista satanica l’ha avanzato in modo esplicito don Giuseppe Principato, il parroco: «Non posso che rivolgermi al buon Dio, che ci pensi Lui».

Pochi giorni prima si era verificato un altro, inquietante episodio: qualcuno da una vetrata si era introdotto in sagrestia, aveva decapitato la statua della Vergine Maria, disperso a terra l’acqua benedetta e sottratto di tutto, compresi alcuni mazzi di chiavi. Di cui poi probabilmente si sono serviti, per entrare successivamente in chiesa indisturbati.

Ennesima profanazione anche ad un incrocio a Riscone di Brunico, all’altro capo d’Italia, nei pressi di Bolzano: una statua raffigurante Cristo è stata prima decapitata, poi strappata dalla croce che la reggeva e scaraventata a terra. Al proprio posto sono rimasti solo gli avambracci.

Dinamica analoga a Sant’Arsenio, all’ingresso del paese, nel Vallo di Diano, in provincia di Salerno: qui si trovano due effigi della Madre di Dio. Proprio una delle due immagini è stata decapitata. Già in passato si erano verificati episodi analoghi.