In Svezia la Luf-Gioventù liberale, vivaio del relativo partito, ha approvato lo scorso 21 febbraio una mozione, con cui si propone la legalizzazione dell’incesto, nonché la necrofilia, deviazione sessuale che consiste – tanto per capirci – nel sentirsi attratti dai cadaveri.

Certo, alla riunione annuale recentemente svoltasi a Stoccolma, Cecilia Johnson, presidentessa di tale gruppo, ha ammesso come queste pratiche possano «essere considerate insolite e ripugnanti», ma, ha affermato incredibilmente, «una legge non deve basarsi su quel che piace o che non piace». Poi ha posto comunque dei paletti, che tuttavia risultano incomprensibili, stanti le premesse: la mozione, cioè, farebbe riferimento solo a relazioni sessuali tra fratelli e sorelle di oltre 15 anni, mentre escluderebbe dal computo i rapporti tra genitori e figli.

Circa la necrofilia, invece, Johnson ha avuto il pessimo gusto di specificare come questa possa essere legalizzata nei casi in cui il caro estinto firmi un’autorizzazione scritta prima di morire. Quando il giornale locale, Göteborgs-Posten, ha chiesto per quale motivo la Luf avesse approvato tale risoluzione, la risposta è stata spiazzante: perché – ha dichiarato – compito della legge non è quello di «moralizzare le relazioni sessuali».