Sconcertante la VII edizione della cosiddetta “Festa dei Popoli”, tenutasi lo scorso ottobre a Vercelli presso il Seminario della diocesi retta dall’arcivescovo Marco Arnolfo, nominato da Papa Francesco il 27 febbraio 2014. Sconcertante, poiché tra gli invitati figurava, per il secondo anno consecutivo, anche l’associazione Lgbt territoriale Arcigay “Rainbow”, che, tramite il suo sito internet, ha ringraziato dell’invito, aderendovi ed allestendo per l’occasione un proprio stand con gadget e materiale informativo, compreso quello sulla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili.

Che cosa volesse essere la Festa dei popoli lo ha illustrato la Diocesi di Vercelli, presentando l’evento sul proprio sito web attraverso una serie di iniziative «volte a riflettere, confrontarsi e sensibilizzare intorno alle grandi tematiche dell’intercultura e del cibo», secondo uno spirito rigorosamente “inclusivo”, ossia volto a «raggiungere ogni fascia di popolazione. Protagonisti vorremmo fossero ancora una volta i nostri fratelli provenienti da luoghi – geografici e/o culturali – lontani, nella convinzione che ogni incontro con l’altro è prima di tutto arricchimento e crescita nella fiducia».

Tale manifestazione, col suo surreale programma, rappresenta emblematicamente il vuoto pneumatico oggi sussistente all’interno di una gran parte della stessa Chiesa Cattolica: una profonda crisi di senso e di valori, che pur di andare incontro al mondo, in nome di una malintesa misericordia, ignora e calpesta la propria Dottrina di sempre, votandosi al suo suicidio. (Lupo Glori)