È decisamente curioso, ma per niente insolito, che sia proprio il Grande Oriente d’Italia-Palazzo Giustiniani a rivolgere gli «auguri di un proficuo lavoro» per la nomina a Presidente della Società Dante Alighieri al prof. Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, presentato come «noto esponente del mondo cattolico» sul sito di documentazione delle sue attività istituzionali, svolte come ministro del governo Monti.

Prima anomalia: massoneria e Chiesa sono antitetici. A ricordarcelo, sono la Dichiarazione sulla massoneria, emanata nel 1983 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede cattolica, ed il Codice di Diritto Canonico. Seconda anomalia: il fatto che vi sia proprio un cattolico al vertice di un ente, la cui storia s’intreccia a filo doppio, anzi triplo con quella massonica. Già tra i fondatori, nel 1889, spicca il nome di un “grembiulino doc “, quello di Giosué Carducci. Ma il progetto di conquista della Società Dante Alighieri, preciso e circostanziato, emerge con chiarezza nella lettera-circolare trasmessa il 10 gennaio 1895 dalla Loggia Universo a tutte le altre della “Comunione Italiana”.

Nel testo si sollecita la costituzione di «nuovi Comitati», il rilancio di quelli «inattivi», pieno sostegno a quelli in «continuo progresso»: «Facile sarà poi estendere colle personali aderenze il Comitato anche nel mondo profano – si legge –, mantenendone tra i fratelli di Loggia la suprema direzione». Dunque, sin dall’inizio il proposito della massoneria è molto dichiarato: mantenere salde le redini della Società ed affidarne la guida solo ai propri uomini. Non in modo esclusivo, certo. Però in modo influente. Specie ai vertici. Per questo “ereditare” una Presidenza di questo tipo, per un cattolico, è “impegnativo”. Ancor più, quando ciò sia formalmente accompagnato dalle congratulazioni e dagli auguri della massoneria italiana, pubblicati sul sito ufficiale del Grande Oriente d’Italia-Palazzo Giustiniani.