Razzy Hammadi, 36 anni, deputato, è segretario nazionale per i Servizi Pubblici del Partito socialista. Proprio lui ha confessato candidamente, di fronte alle telecamere di ITélé, che il suo partito, ch’è poi quello del Capo dello Stato, offre moschee in cambio di voti.

Snellisce cioè l’iter per la realizzazione delle prime, purché le comunità musulmane assicurino ai socialisti i secondi. Li ha definiti «accordi elettorali» a vantaggio delle «realtà locali». Il che sarà forse normale per lui, figlio di padre algerino e di madre tunisina, nonché presidente del Gruppo d’Amicizia Francia-Mali, dunque di suo particolarmente sensibile al tema e con un retroterra elettorale ancor più motivato in merito. Ma non per tutti ciò appare tanto scontato…

Tant’è vero che dall’agenzia Médias-Presse-Info è giunta l’accusa, chiara e forte, di «cinismo»: «Dov’è l’interesse comune?», si chiede. Si tratta – a suo avviso – dell’ennesima «dimostrazione, caso mai ve ne fosse bisogno, di come la ‘laicità’ repubblicana sia complice dell’islam a scapito della civiltà cristiana. Pur di vincere le elezioni, il partito socialista è sempre pronto a ‘monetizzare’ i consensi. Sia finanziando le associazioni comunitarie, sia promettendo la costruzione di moschee». E tutto questo, ovviamente, attingendo ai soldi pubblici, non alle proprie tasche.