Grazie al senso comune noi percepiamo il principio di identità e di non contraddizione che è il primo principio logico e metafisico, grazie al quale   possiamo usare la nostra ragione e conoscere la realtà che ci circonda. Nessun maestro insegna al bambino il principio di non contraddizione. Fin dalla prima infanzia, istintivamente il bimbo ci stanca con i suoi perché, cercando la causa e il fine di ogni cosa. Tutto ciò che esiste ha un suo significato, perché nel mondo c’è un ordine. Quest’ordine è regolato da leggi naturali: leggi della materia, dello spirito e del pensiero.

Il principio di identità e di contraddizione è stato negato dalla filosofia moderna, nel corso di un itinerario intellettuale che da Cartesio arriva al nichilismo contemporaneo. Il cogito ergo sum di Cartesio ha anteposto il pensiero all’essere delle cose. L’intelligenza, come ha osservato il filosofo Marcel De Corte, non riceve più la sua legge dal reale, ma diviene la legislatrice suprema, che impone le sue norme alla realtà. Se però l’intelligenza si emancipa dall’essere delle cose, è destinata ad estinguersi, perché rimane priva del suo naturale oggetto e inizia, per così dire, a girare a vuoto. L’intelligenza umana, affermando la sua autosufficienza, crede di celebrare il suo trionfo, ma segna invece il suicidio del pensiero. Il pensiero infatti è incapace di comprendere la realtà, o meglio non la può comprendere che auto-distruggendosi. Si tratta di un itinerario verso la sragione e la follia. Il passaggio dall’homo sapiens all’homo demens.

L’autodistruzione del pensiero porta necessariamente all’autodistruzione della società. Il senso comune ci dice che la professione di ateismo è una follia, perché ogni cosa che esiste dimostra l’esistenza di un Dio signore e creatore dell’universo. Il principio secondo cui tutto ha una causa e il più non può venire dal meno appartiene all’evidenza dell’ordine dell’universo. Eppure la follia giunge al punto che nelle scuole si accoglie come un dogma la fantasia evoluzionista secondo cui l’uomo proviene dalla scimmia.

Appartiene all’ordine delle verità prime, impresse nella coscienza, l’amore dei genitori verso i figli e il rispetto dei figli per i genitori, così come il principio secondo cui ogni essere innocente ha diritto alla vita. Eppure oggi le tragedie familiari in cui i genitori massacrano i figli e i figli massacrano i genitori si moltiplicano, fino ad essere divenute una piaga sociale. Questi efferati delitti familiari vengono definiti “raptus di follia” improvvisi e inesplicabili, ma come definire il comportamento di uno Stato che autorizza l’assassinio dei figli da parte dei genitori e dei genitori da parte dei figli con le sciagurate leggi sull’aborto e l’eutanasia?

Appartiene all’evidenza dei fatti che la famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, costituisce la cellula fondamentale della società. Oggi, in nome della sregolatezza sessuale presentata come un diritto, si teorizza la fine della famiglia, del matrimonio e di quello stesso senso del pudore che è comune a tutte le civiltà. La negazione del senso comune giunge al punto di rifiutare l’esistenza di una differenza qualitativa tra l’uomo e la donna, e a reclamare pseudo matrimoni tra persone dello stesso sesso e nascite artificiali, con uteri in affitto. La teoria del gender costituisce, sotto questo aspetto un culmine della follia.

Molte di queste aberrazioni erano state sostenute da un cervello malato come quello del marchese Donatien-Alphonse-François de Sade (1740-1814), che durante la Rivoluzione francese fu presidente della famigerata sezione giacobina detta “delle Picche”. Nel suo libricino Francesi ancora uno sforzo e altri scritti politici, egli afferma che la prostituzione, l’adulterio, l’incesto, lo stupro e la sodomia non devono essere considerati come deviazioni morali. «Mai – scrive – la lussuria fu considerata un crimine presso nessuno dei popoli saggi della terra. Tutti i filosofi sanno bene che è solo agli impostori cristiani che dobbiamo di averla costituita in delitto». Il “cittadino” Sade auspica la costruzione di «luoghi sani, vasti e sicuri da tutti i punti di vista», dove «tutti i sessi, tutte le età, tutte le creature saranno offerte ai capricci dei libertini che verranno a goderne, e la più totale subordinazione sarà la regola degli individui presentati; il più leggero rifiuto sarà punito all’istante secondo l’arbitrio di chi l’avrà subito».

L’incesto, da parte sua, «estende i legami della famiglia e rende per conseguenza più attivo l’amore dei cittadini per la patria». «Come è possibile – incalza – che uomini ragionevoli abbiano potuto portare l’assurdo fino al punto di credere che il godimento della propria madre, della propria sorella o della propria figlia possa mai divenire criminale!». «Non vi è in una parola, nessuna sorta di pericolo in tutte queste manie: si spingessero anche più lontano, giungessero fino ad accarezzare dei mostri e degli animali, come ci mostra l’esempio di parecchi popoli, non ci sarebbe in tutte queste sciocchezze il più piccolo inconveniente, perché la corruzione dei costumi, spesso molto utile in un governo, non può nuocere sotto nessun profilo».

Sade è inoltre uno dei primi teorici dell’“animalismo”. «Che cosa è l’uomo – scrive –, e che differenza c’è fra lui e le altre piante, fra lui e tutti gli altri animali della natura? Nessuna sicuramente». Tra distruggere un uomo e distruggere una bestia non c’è nessuna differenza: di più, l’atto dell’uccidere è vantaggioso, perché questa azione fornisce alla natura la materia prima delle trasformazioni. L’omicidio non è un crimine, ma un atto necessario che è essenziale tollerare in uno Stato repubblicano. Occorre accordare ad ogni individuo di disporre del diritto di disfarsi dei figli e di disfarsi di tutti i nemici che possono nuocergli. «La specie umana deve essere epurata fin dalla culla».

De Sade auspicava che grazie a queste tesi la Rivoluzione francese arrivasse alle sue ultime e coerenti conseguenze. Oltre due secoli sono passati e noi dobbiamo dire che il suo programma di ordinaria follia si realizza sotto i nostri occhi. Un suo epigono contemporaneo, Michel Foucault (1926-1984), in Le parole e le cose, scrive che «la calma, il paziente linguaggio di Sade raccolgono [...] le ultime parole della sragione e danno loro un senso più lontano, per l’avvenire [...]. La follia del desiderio, le uccisioni insensate, le passioni più sragionevoli, sono saggezza e ragione, poiché appartengono alla natura. Tutto ciò che la morale e la religione, tutto ciò che una società malfatta hanno potuto soffocare nell’uomo, riprende vita nel castello dei delitti».

De Sade passò molti anni della sua vita in manicomio. Oggi la nostra società assomiglia a un manicomio criminale in cui si apprestano carceri e case di rieducazione per le persone normali, destinate ad essere inquisite e condannate dalla psichiatria neo-giacobina. Le leggi naturali sono però universali, eterne ed inesorabili. E ognuno di noi è chiamato a difendere il senso comune contro una Rivoluzione che non è solo anticristiana, ma che è antinaturale e antiumana: la Rivoluzione della follia. Con preveggenza scriveva Chesterton: «Spade saranno sguainate, per dimostrare che le foglie sono verdi in estate».