Cento numeri in dieci anni è un traguardo che merita di essere celebrato. Ma il principale risultato di cui ci vogliamo rallegrare è la fedeltà dei nostri lettori a un progetto culturale chiaramente esposto fin dal numero zero.

«La scelta di Radici Cristiane come testata di questa rivista – scrivevamo nel primo editoriale – vuole essere un atto di fiducia nel futuro del nostro Paese, dell’Europa e dell’Occidente cristiano. Non vi è futuro senza radici, così come non vi sono edifici senza fondamenta. Le radici irrorano un organismo e ne permettono la vita e lo sviluppo. Quando questo organismo è una società umana, le sue radici sono le fondamenta spirituali e culturali. Le radici dell’Europa sono cristiane, perché cristiane sono le radici di ogni singola nazione che compone il continente europeo.

Cristiane sono le radici non solo del continente europeo, ma di quella più vasta Europa che, sotto il nome di Occidente, comprende territori che vanno dalla Terra del Fuoco ai ghiacciai dell’Alaska. Cristiane sono le radici non solo dell’Occidente, ma della Civiltà intera nel mondo, perché il Cristianesimo non conosce confini spaziali, ma è destinato ad estendersi fino all’estremità della Terra, per attuare il mandato divino di diffondere il Vangelo a tutte le genti. Ovunque il Cristianesimo è arrivato, nel corso dei secoli, ha portato con sé non solo la fede, ma la civiltà.

Il Cristianesimo ha insegnato agli uomini e ai popoli a conoscere e adorare l’unico vero Dio; a onorare, dopo Dio, tutte le autorità terrene, operando una distinzione capitale tra la sfera temporale e quella spirituale; ha ammonito a non uccidere l’innocente, a proteggere i deboli, a soccorrere i miseri e gli afflitti, a combattere la menzogna, a praticare e a diffondere la purezza dei costumi, a rispettare la libertà dell’uomo e il suo diritto ad avere una famiglia, una proprietà personale ed a vivere in una società ordinata al bene comune.

Le radici dell’Europa non sono le cattedrali, i monumenti, i dipinti, i borghi che la costellano, né le grandi espressioni della sua musica, della sua poesia, della sua letteratura. Tutto questo è certamente espressione della grande Civiltà cristiana di Occidente, ma le radici di questa Civiltà appartengono al patrimonio invisibile dello spirito, sono immateriali e perciò indistruttibili, perché solo ciò che appartiene al regno della materia si corrompe, si disgrega e muore».

Da allora, nello spazio di dieci anni abbiamo illustrato queste radici nella convinzione che esista un nesso inscindibile tra verità e bellezza e che la contemplazione del bello ci aiuti a meglio comprendere l’esistenza di un ordine di valori assoluto e immutabile.

Non ci siamo limitati a riscoprire la visione del mondo che si trova dietro le bellezze che ci trasmettono l’arte e la storia.

Abbiamo seguito passo passo l’attualità nei campi della politica, della religione, della morale, della cultura, combattendo a viso aperto tutti i tentativi di distruggere le radici cristiane della civiltà.

Abbiamo levato la nostra voce contro la persecuzione anticristiana che si è progressivamente allargata, su scala planetaria, da quel 25 aprile 2005, in cui nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, Benedetto XVI, appena eletto, ricordava che «è lecito attendersi una rinnovata fioritura della Chiesa» perché «il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani». E oggi i cristiani sono sgozzati, crocifissi, bruciati vivi e la Chiesa è più che mai «sposa di sangue e di dolore» (Ef. 4, 25), senza che gli uomini politici e perfino le gerarchie ecclesiastiche, tranne qualche lodevole eccezione, esprimano la loro indignazione.

Abbiamo denunciato “la dittatura del relativismo” che dai tempi dello spagnolo Zapatero si è sviluppata fino alle leggi antinaturali e anticristiane imposte dal presidente francese Hollande, dal presidente americano Obama e dai principali leader politici dell’Occidente.

Abbiamo criticato con forza la pretesa di adeguare il Vangelo di Cristo alle richieste del mondo. «La Chiesa – abbiamo scritto nell’ottobre del 2012 – è la custode infallibile della legge divina e naturale, o deve divenire il centro di “ascolto” e di registrazione delle esigenze della coscienza umana in fatto di fede e di costumi? Si tratta di due visioni del mondo contrapposte: la prima trascendente e autenticamente cattolica, la seconda, profana ed evoluzionista.

Tra di esse non c’è dialogo possibile, ma un’incompatibilità che si risolve solo con una conversione: o quella del mondo alla Chiesa o quella della Chiesa al mondo. Ma la conversione della Chiesa al mondo è una perdita di Dio, del senso del sacro e del trascendente, un cedimento teologico e morale dalle conseguenze devastanti». Le vicende dell’ultimo Sinodo dei vescovi sulla famiglia, su cui ci siamo soffermati, lo confermano drammaticamente.

Cari amici, 100 numeri significano circa 3.000 articoli, centinaia di interviste, migliaia di immagini sui temi più vari. Non è possibile ricordare i nomi di tanti illustri collaboratori, ma uno almeno va citato, perché si tratta di una delle più eminenti e stimate voci della Chiesa cattolica: il cardinale Raymond Leo Burke, che ogni mese propone una profonda meditazione di carattere spirituale e morale sulle colonne di Radici Cristiane.

Siamo convinti che solo il ritorno ai princìpi spirituali e morali che hanno fatto grande la nostra civiltà possa permetterne la rinascita. Se dovessimo confidare sulle pure forze umane dovremmo dire che la situazione è perduta. I nemici della Chiesa e della Civiltà cristiana hanno infatti una potenza di fuoco politica, economica e mediatica assolutamente sovrastante.

Ma i progetti fondati sulla volontà umana, anche quando essa è sostenuta da una massiccia forza di ordine materiale, nulla possono contro le leggi della natura e l’azione della Grazia. Le radici naturali e cristiane dell’ordine sociale, per quanto negate o soffocate, sempre riaffiorano inestirpabili. E il pur minimo grado di Grazia è superiore a tutti i beni materiali dell’universo.

La Grazia tuttavia suppone la natura. E Radici Cristiane per continuare a vivere e a combattere ha bisogno anche dell’aiuto materiale dei suoi lettori. Per questo chiediamo un sostegno speciale a tutti coloro che ci apprezzano, ripetendo quanto scrivevamo nel primo numero della nostra rivista:

«Radici Cristiane ha bisogno del sostegno dei suoi lettori. Potete aiutarci abbonandovi e facendovi voi stessi diffusori di abbonamenti, segnalandoci i nomi di amici interessati a conoscere questa pubblicazione, facendoci conoscere i vostri suggerimenti per migliorarla.

Giunge l’ora in cui ogni uomo di buona volontà deve ritrovare in se stesso, nella propria famiglia e nel proprio ambiente sociale quello spirito cristiano che è spirito di fede e di lotta, di impegno e di sacrificio, per poi estenderlo alla società intera, ovunque sia necessaria la presenza e l’azione al fine di difendere e di sviluppare i frutti preziosi della nostra eredità religiosa e civile».

In questi giorni di Natale, affidiamo il futuro di Radici Cristiane e le intenzioni dei suoi lettori al Bambino Gesù. I nostri occhi si posano pieni di speranza sulla mangiatoia dove Egli riposa tranquillo. Gli chiediamo di concedere ai nostri cuori quella tranquillità e quella forza d’animo che gli Angeli annunciano proclamando gloria a Dio nell’alto dei Cieli e pace agli uomini di buona volontà.