Rodolfo de Mattei (1976), affronta in questo agile studio le radici ideologiche della “teoria del gender” per poi fare un quadro delle ricadute nella vita quotidiane delle astrazioni legislative.

Il risultato è che, come si può parlare di “dittatura del relativismo” (usando la celebra frase di Benedetto XVI), possiamo constatare anche l’assalto di una “dittatura del gender”, Gender Diktat appunto, che agisce a livello legislativo, di lobbying e subliminale. Per difendere la legge naturale, l’ordine cristiano del mondo, è necessario conoscere il nemico per combatterlo.

E questo agile volume si presta ottimamente, essendo una sorta di “manuale” per comprendere ed evitare le trappole della propaganda omosessualista (anzi: omo-bi-trans… etc.: in una parola: del gender).

Così, nella prima parte, scopriamo i “padri” del gender, quelli stessi delle precedenti rivoluzioni: Marx, col suo materialismo storico, spinge il suo sodale Engels a chiosare che «la donna costituisce la prima forma di proprietà privata e l’oppressione delle donne da parte degli uomini è la prima oppressione di classe» (pag. 19).

Ne consegue la lotta per la “liberazione” socio-politica, primo passo per la “liberazione” sessuale, che troverà in Freud un cantore, i cui epigoni furono Wilhelm Reich (morto – in manicomio – una decina di anni prima del ’68, di cui fu il profeta) e Herbert Marcuse.

L’autore sottolinea anche il legame esistente tra l’egualitarismo bolscevico in chiave anti-familiare e l’ulteriore degenerazione sessantottina, apparentemente volta alla sola ricerca del piacere, ma in realtà un altro gradino verso il progetto di dissoluzione familiare, che ebbe nel movimento del “sesso, droga e rock’n’roll” un passaggio fondamentale.

Nella seconda parte, lo studioso riporta un’aggiornatissima serie di casi avvenuti negli ultimi mesi, dalla proposta di una sezione per il cinema LGBTQ alla Mostra del Cinema di Venezia alla richiesta di aprire il concorso di Miss Italia ai transessuali: un ottimo esercizio di memoria per renderci conto di come sia costante la propaganda del gender, così ripetitiva da rischiare d’assimilarla.