La nuova offensiva scatenata dall’islam militante è ormai globale.

Lo conferma a chiare lettere l’appello – non a caso multilingue – lanciato a tutti i musulmani del mondo, in particolare a quelli residenti in Occidente, dal portavoce dello “Stato islamico”, Abu Muhamad al Adnani, che non ha certo usato mezzi termini: «Conquisteremo Roma, spezzeremo le sue croci, faremo schiave le sue donne col permesso di Allah, l’Eccelso», ha dichiarato, incitando a sterminare gli “infedeli” ovunque si trovino: «Piazzate l’esplosivo sulle loro strade. Attaccate le loro basi, fate irruzione nelle loro case. Troncare loro la testa. Che non si sentano sicuri da nessuna parte! Se non potete trovare l’esplosivo o le munizioni, isolate gli Americani infedeli, i Francesi infedeli o non importa quale altro loro alleato: spaccate loro il cranio a colpi di pietra, uccideteli con un coltello, travolgeteli con le vostre auto, gettateli nel vuoto, soffocateli oppure avvelenateli».

È evidente come ci si trovi di fronte ad un inquietante cambio di strategia.

Mentre al-Qaeda conduceva guerre sostanzialmente territoriali e mancava di uno sguardo universale, ora l’Isis e le altre sigle islamiche con gli annessi “califfati”, riunitisi in una sorta di network del terrore, ritengono che siano maturi i tempi per imporre ovunque la loro legge, la sharia.

Lo ha confermato al settimanale “L’Express” Mathieu Guidère, docente d’islamologia presso l’Università di Tolosa, per il quale la coalizione guidata dagli Usa avrebbe prodotto due conseguenze: «Riunificare gli jihadisti, finora divisi ed in concorrenza gli uni con gli altri, nonché indebolire la prospettiva localistica, rafforzando invece la vocazione internazionale dello jihadismo».