«Riflessioni su un gesto fondamentale del Cristianesimo», recita il sottotitolo. E qual è il gesto “fondamentale”? Prendere in ginocchio la Comunione, anzi, la Santa Eucarestia, attualmente svilita nel suo più profondo significato da una prassi che l’ha relegata, da centro che era (anzi, che dovrebbe, che deve ancora essere) della Santa Messa, a momento secondario.

Tanti sacerdoti hanno spostato la centralità della celebrazione nella lettura della Sacra Scrittura, in particolar modo nel suo commento (la predica, momento culminante!) ed eventualmente nella “partecipazione” dell’uditorio. La Comunione, di conseguenza, è posta su un piano orizzontale (comunione come fratellanza con gli altri partecipanti all’Eucarestia), dimenticando il piano verticale, il valore dell’Ostia, ridotta, di fatto, a mero simbolo. Un mero simbolo che ai nostri tempi può essere assunto in piedi, anziché in ginocchio, ed in mano, anziché direttamente in bocca (quindi chiunque avrebbe diritto di toccarlo).

Contro questa banalizzazione dell’Eucarestia, in favore del diritto di ogni fedele a ricevere in bocca ed in ginocchio la particola, Sergio Russo raccoglie gli insegnamenti della Chiesa delle origini ed una lunga serie di citazioni tratte da Papi, Santi e mistici, per ribadire il valore di un gesto – ricevere in ginocchio la Comunione – che è stato abbandonato anche nella Chiesa cattolica per seguire i protestanti, i quali però non credono alla presenza reale di Cristo nell’Ostia e trattano il pane (che ovviamente non possono consacrare) come un mero simbolo.

Dopo la diagnosi e l’indicazione della cura, l’antidoto: più della metà del volume è costituita da una splendida antologia di preghiere eucaristiche. Il libro è anche impreziosito dalla prefazione di don Nicola Bux e da una nota pastorale sulla Comunione scritta da mons. Mario Oliveri, vescovo di Albenga e Imperia.