Invitato da mons. Pasquale Maria Mainolfi, direttore dell’istituto Superiore di Scienze Religiose, lo scienziato Antonio Zichichi si è recato tre volte a Benevento (1996, 2002, 2013), dove ha tenuto altrettante lectiones magistrales sul tema dei rapporti tra scienza e fede.

Lo scopritore dell’universo sub-molecolare, noto per la sua grande capacità di rendere comprensibile l’essenza delle grandi scoperte scientifiche senza aver la pretesa di spiegarle in tutti i loro aspetti ad un pubblico di profani (dice espressamente: «se qualcuno vi dice di volervi spiegare la quarta dimensione, non perdete tempo: nessuno riesce a immaginare uno spazio a più di tre dimensioni» p. 33), affronta un problema cruciale, quello dei rapporti tra scienza e fede, non più considerati come irriducibili avversari, bensì come alleati alla ricerca di uno stesso obiettivo, anche se in ambiti diversi: la verità.

Zichichi, che all’argomento ha dedicato anche due studi approfonditi editi da Il Saggiatore (Galilei divin uomo nel 2001 e Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo. Tra fede e scienza nel 2006), parte proprio dallo scienziato seicentesco per abbattere uno dei miti della propaganda anticlericale e antireligiosa: Galileo fu sostanzialmente un uomo di fede, tutt’altro che ateo, importante non tanto per i risultati scientifici ottenuti (alcuni dei quali erano errati) o per l’approccio epistemologico (il processo che gli venne intentato riguardava appunto questioni di metodo, non la teoria eliocentrica), bensì per la volontà di cercare nel creato una “logica”, una razionalità che non può certo nascere dal caos, ma deve avere alla propria base una mente razionale superiore.

E questa mente non può essere che Dio. Sostenere che tutto ciò che esiste è retto da leggi fondamentali, immutabili ed universali era il principale intento di Galileo, che rifiutava le teorie di Keplero sulle orbite ellittiche, perché riteneva che la perfezione del disegno divino si potesse esprimere solo in cerchi perfetti e non deformati (p. 27).

Nota il curatore, mons. Mainolfi, che la prima conferenza si svolse il 13 ottobre 1996 nella Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, ma soprattutto nel 79° anniversario dell’apparizione della Madonna a Fatima, luogo in cui le leggi della scienza avrebbero dovuto inchinarsi di fronte alla maestà della Vergine, venendo per qualche ora meno al loro corso immutabile.