Lo sfacelo si rivela già nei numeri. Secondo i dati diffusi dalla Congregazione vaticana per gli Istituti di Vita Consacrata, sono oltre 2.600 i preti e le religiose, che lasciano ogni anno i loro Ordini. Le cause sarebbero da ricercare principalmente nel disaccordo – quindi nell'infedeltà – con gli insegnamenti della Chiesa, specie in materia di morale sessuale: a far problema, il voto di castità, i casi di omosessualità.

Per non parlare del dissenso circa il veto opposto al sacerdozio femminile. Sentimenti, che indurrebbero un affievolimento o addirittura una perdita del senso di appartenenza alla Chiesa, il venir meno di un'autentica comunione con evidenti ripercussioni sulla vita spirituale, in molti casi fragile o assente: preghiera personale, comunitaria e vita sacramentale cadrebbero sotto i dubbi ingenerati da una vieppiù profonda crisi di fede. Mentre concetti quali sacrificio, rinuncia ed altro non troverebbero più posto, se non a fatica...

Per la precisione, tra il 2008 ed il 2012 sono state complessivamente decise 12.123 dispense formali dalla vita religiosa, premessa per la successiva riduzione allo stato laicale, con una media annua di 2.624,6 casi.

Tutti questi problemi, viceversa, risulterebbero totalmente sconosciuti a chi viva la propria vocazione all'interno di Ordini ritenuti “rigorosi”, come le Missionarie della Carità di Madre Teresa di Calcutta, abituate ad uno stile di vita ascetico e ad una dedizione totale verso i «più poveri dei poveri», come chiesto dalla loro Fondatrice, proclamata Beata. In questi casi un'autentica ed umile spiritualità in stile di preghiera e servizio non ingenererebbe dubbi o ripensamenti, rafforzando anzi la vita di fede di chi si ponga in spirito di sequela.