L'Università dell'Oregon ha pagato 24 mila dollari Dan Savage, attivista omosessuale e giornalista, perché presentasse agli studenti una nuova app per smartphone dedicata all'educazione sessuale. Lo rivela la copia del contratto rilasciato dall'Ateneo al giornale locale Register-Guard. Secondo Savage, l'applicazione, denominata SexPositive e realizzata per l'Health Center universitario, rappresenterebbe «un'incredibile, divertente ed assolutamente coinvolgente integrazione tra sesso ed app».

Il giornale del campus universitario, The Emerald Daily, ha scritto come per tutta la lezione Savage abbia «spaziato di argomento in argomento, parlando di nozze gay, nonché dell'importanza dell'educazione sessuale», tutto però in uno stile fatto di «stravaganze e feticci». Il Register-Guard ha definito l'intervento di Savage ancora una volta «ottuso e provocatorio», spesso scandito da «una risata nervosa». Molti lo hanno bollato invece come «scandaloso ed inaccettabile», come del resto lo sono stati altri suoi interventi pregressi.

Ciò appartiene alla storia del personaggio: espliciti gli insulti da lui rivolti alla Sacra Bibbia, alla Chiesa Cattolica, a Papa Benedetto XVI ed ai credenti, specie se adolescenti. Recentemente ad un programma televisivo ha auspicato l'aborto forzato per i prossimi 30 anni, per assicurare il “controllo demografico”: allucinante. Anche per questo appare vergognoso che un'Università si rivolga, pagandoli profumatamente, a testimonial di questo tipo, per affrontare argomenti tanto delicati. Delicati, al punto da non poter comunque essere affidati neppure ad una – peraltro discutibilissima – app, esempio di come la tecnologia possa esser piegata al politically correct omosessista.