Fatima e Russia sono due nomi che evocano un unico mistero. La nazione russa nasce all’interno della Cristianità, all’alba dell’anno Mille. Le sue origini risalgono alla conversione, nel 988, del Principe Vladimir I fondatore dello Stato di Kiev, un regno che tra il X e il XII secolo si estese dal Baltico al Mar Nero, costituendo una delle Confederazioni statali più importanti e fiorenti della Europa medioevale. Il declino di questo Stato, iniziato con la morte del principe Jaroslav il Saggio nel 1054, l’anno dello Scisma di Oriente, culminò nella pressoché totale distruzione che esso subì nel 1240 ad opera dei mongoli, la cui dominazione si protrasse per oltre 250 anni, fino agli inizi del XVI secolo.

L’occupazione mongolica fu per la Russia ciò che per la Turchia fu l’occupazione ottomana. Ma mentre la dominazione ottomana durò cinque secoli e modificò l’identità della regione, trasformandola in un Paese irriducibilmente islamico, l’occupazione mongolica durò meno di tre secoli e non riuscì a cancellare l’identità nazionale russa, che nel XVI secolo risorse, raccogliendo l’eredità religiosa dello scisma di Bisanzio. Questa eredità si è però sviluppata in senso antieuropeo, da Ivan il Terribile fino a Lenin e Stalin, passando per Pietro il Grande. Il carattere autocratico dello Stato russo, la sua connotazione asiatica e il suo isolamento dall’Europa non vennero mai meno durante questi secoli. L’odierna Federazione russa, sorta dalla dissoluzione di quella sovietica, può a sua volta considerarsi un impero, dopo quello zarista e quello sovietico, sia per la sua estensione geografica (il più vasto territorio statale del mondo, con 17.095.000 kmq di estensione) che per la diversità dei popoli che la compongono. Eppure, dopo essersi identificata per oltre settant’anni con l’Impero del Male comunista, la Russia contemporanea sta reagendo, in maniera più ferma di quanto non accada in Occidente, alla decadenza spirituale e morale che sommerge il mondo.

Il metropolita Ilarione, primo vescovo autoctono di Kiev, nel suo Discorso sulla legge e sulla grazia scritto verso la metà dell’XI secolo consegnò per primo ai secoli a venire, l’ideale della “Santa Rus”, che non è un concetto etnico o nazionale, ma innanzitutto una categoria religiosa e teologica, fondata sull’idea di una missione evangelica del popolo russo. Questa dimensione escatologica, smarrita in Occidente, non si è mai persa nell’anima russa, e  prorompe con forza in una liturgia che ancora esprime lo splendore di cui è privo un mondo sempre più immerso nell’ateismo teorico e pratico. Il pensiero russo è sempre stato una filosofia della cultura e una teologia della storia che, rifuggendo dal contingente, non elude le questioni eterne di Dio e dell’anima umana, né quelle grandi considerazioni sui destini ultimi delle nazioni che ispirarono al conte Joseph de Maistre, ambasciatore del Re di Sardegna sulle rive della Neva, le sue celebri Serate di San Pietroburgo.

L’anima russa appare oggi più aperta di quella occidentale a comprendere la portata escatologica del messaggio di Fatima, affidato nel 1917 dalla Madonna ai tre pastorelli della Cova da Iria, Lucia, Giacinta e Francesco. In questo messaggio la Madonna annunzia un grande castigo per l’umanità, se avesse continuato a vivere immersa nel peccato. La Russia, diffondendo i suoi  errori nel mondo sarebbe stata lo strumento di questo castigo, ma la conversione della Russia sarà anche la strada per il trionfo finale del Cuore Immacolato di Maria.

Per ottenere questo trionfo la Madonna chiese a Fatima la propagazione della devozione dei primi sabati del mese e un atto solenne e pubblico di riparazione e consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria, compiuto dal Papa in unione con i vescovi del mondo. Questo atto, malgrado le reiterate richieste di suor Lucia, non è mai stato compiuto. Fin dal 1936 il Signore si era lamentato con suor Lucia sulla mancata consacrazione della Russia: «Non hanno voluto ascoltare la mia richiesta! Come il Re di Francia, se ne pentiranno, e la faranno, ma sarà troppo tardi. La Russia avrà già sparso i suoi errori nel mondo, provocando guerre e persecuzioni alla Chiesa: il Santo Padre dovrà soffrire molto».

Pio XII nel Radiomessaggio al Portogallo del 31 ottobre 1942, consacrò al Cuore Immacolato di Maria la Chiesa e il genere umano. Lo stesso Papa Pacelli, il 7 luglio 1952, con la lettera apostolica Sacro Vergente Anno, consacrò tutti i popoli della Russia alla Madre di Dio. La Russia venne esplicitamente nominata, ma mancò l’unione solenne con i vescovi cattolici di tutto il mondo. Il Concilio Ecumenico Vaticano II sarebbe stata un’occasione straordinaria per adempiere alla richiesta della Madonna. Nel 1965, ben 510 arcivescovi e vescovi di 78 paesi sottoscrissero invano una petizione in cui si chiedeva che il Papa in unione con i Padri conciliari consacrasse al Cuore Immacolato di Maria il mondo intero, ed in modo speciale la Russia e le altre nazioni dominate dal comunismo. Giovanni Paolo II, dopo essere stato drammaticamente ferito nell’attentato del 13 maggio 1981, attribuì alla Madonna di Fatima una miracolosa protezione e il 13 maggio 1982 si recò pellegrino al suo santuario, dove affidò e consacrò alla Madonna «quegli uomini e quelle nazioni che di questo affidamento e di questa consacrazione hanno particolarmente bisogno».

Un’analoga consacrazione fu da lui ripetuta il 25 marzo 1984, in piazza San Pietro, alla presenza della statua della Vergine giunta appositamente dal Portogallo. Neanche in questa occasione fu espressamente nominata la Russia, ma ci fu solo un riferimento “ai popoli di cui tu ti aspetti la nostra consacrazione e il nostro affidamento”. Un terzo  atto di affidamento della Chiesa e dell’umanità alla Vergine Maria, fu pronunciato l’8 ottobre 2000, davanti alla statua della Madonna di Fatima, da Giovanni Paolo, insieme ad oltre 1500 vescovi rappresentanti dell’episcopato mondiale. Benedetto XVI il 12 maggio 2010, inginocchiandosi davanti all’immagine della Madonna nella cappella delle Apparizioni di Fatima, elevò a Lei una preghiera di affidamento, per il mondo, senza nominare, neppure egli, la Russia.

I devoti di Fatima attendevano da Papa Francesco un passo avanti, rispetto ai suoi predecessori, ma sono rimasti delusi. Il 13 ottobre 2013, in piazza San Pietro, il Papa contrariamente a quanto era stato annunciato  non ha consacrato il mondo, né la Russia, al Cuore Immacolato di Maria. C’è stato un generico accenno a «Dio, che mai si stanca di chinarsi con misericordia sull’umanità, afflitta dal male e ferita dal peccato, per guarirla e per salvarla», ma senza richiamare i pericoli che oggi incombono sull’umanità  impenitente. Oggi la comunione riparatrice nei primi sabati non è certo diffusa; la consacrazione della Russia non è ancora compiuta, l’umanità lungi dal convertirsi, rinnega pubblicamente la legge naturale e divina. Eppure dalla Russia giungono segni di reazione alla degradazione culturale morale del mondo. Chi potrebbe affermare che la profezia di Fatima sia realizzata e che i grandi avvenimenti preannunciati dalla Madonna nel 1917 siano tutti  alle nostre spalle?