Nel mondo sempre meno persone si considerano credenti, a prescindere da quale sia la fede che professano e se frequentino poi effettivamente un luogo di culto con regolarità; ma in nessun Paese del mondo (con l’eccezione del Vietnam) questo calo è più rapido che nella ormai ex-cattolicissima Irlanda, ancora sconvolta dagli abusi su minori e dalle coperture dei pedofili nella Chiesa Cattolica. I dati mostrano che dal 2005 a oggi la percentuale di irlandesi che si definisce “religiosa” è passata dal 69 al 47% della popolazione: un calo del 22% superato di poco solo da quello registrato in Vietnam, dove si definiscono religiose solo tre persone su dieci.

A causa di questo dato, l’Irlanda è entrata nella top ten dei Paesi meno credenti del mondo: una classifica guidata non sorprendentemente dalla Cina (dove solo il 14% delle persone si definisce religioso) e in cui compaiono anche Giappone, Repubblica Ceca, Corea del Sud, Francia, Germania, Olanda e Austria. In Irlanda le persone che non si considerano religiose – il 44% – sono ormai quasi di più di chi invece ritiene di avere una fede, mentre un irlandese su dieci ormai è un “ateo convinto”.

La lista dei Paesi più credenti del mondo è guidata dal Ghana, con il 96% di persone “religiose”, e vede le presenza di nazioni di tutti i Continenti, dalla Romania alle Figi, dal Brasile all’Iraq. In generale, secondo la ricerca, nel mondo il senso religioso è calato negli ultimi sette anni di quasi il 10% (dal 77 al 68% della popolazione) mentre gli atei convinti sono passati dal 4 al 7% della popolazione mondiale. In Italia, il numero di coloro che si definiscono religiosi è rimasto sostanzialmente immutato negli anni, ben oltre il 70%, ma gli atei sono leggermente cresciuti, passando dal 6 all’8%.