Il Consiglio dei muftì di Russia si schiera a favore delle Pussy Riot, la band punk femminista di cui tre membri rischiano il carcere per una performance blasfema in chiesa, con cui a febbraio chiedevano alla Madonna di liberare il Paese da Putin. La reazione del massimo organo giuridico dell’islam russo è arrivata dopo le parole pronunciate il 5 agosto dal presidente Vladimir Putin, secondo il quale «se delle ragazze avessero profanato un luogo santo per i musulmani, non avrebbero nemmeno avuto il tempo di essere messe in custodia cautelare».

L’imam della moschea Al-Juma a Vologda e membro del Consiglio dei muftì, Nail Mustafin, ha precisato oggi che nel caso di una «preghiera punk» in una moschea, i musulmani «avrebbero lasciato andar via le ragazze», che sarebbero state giudicate da Dio. Citando anche la Sunna come base della sua dichiarazione, l’imam ha poi detto al quotidiano Moskovski Komsomolets: «Tutti noi pensiamo che queste ragazze debbano essere rilasciate e che la loro persecuzione debba cessare». Il leader musulmano ha poi denunciato l’eccessiva severità del procedimento penale contro le artiste. «Non mi stupirei se venissero condannate al rogo sulla piazza Rossa», ha detto Mustafin, il quale ha poi auspicato che anche la comunità ebraica si esprima in sostegno delle ragazze.