A Salvador da Bahia per il III Incontro Summorum Pontificum (10-14 settembre) sono arrivati 7 Vescovi, oltre 50 tra sacerdoti e seminaristi, ed una ventina di esponenti dell’associazionismo cattolico, da Una Voce a Confraternite religiose. Sono un centinaio le Messe in rito romano antico celebrate in tutto il Paese, una almeno in quasi tutte le principali città, e la tendenza è all’aumento. L’età media dei sacerdoti che scelgono il rito tradizionale è intorno ai 30 anni, la stessa dei presenti al Convegno, svoltosi in una residenza della Curia Arcivescovile di Salvador, con il saluto e gli interventi dell’Arcivescovo e Primate del Brasile Dom Murilo Sebastião Ramos Krieger e di due Vescovi ausiliari, Dom Gilson Andrade da Silva e Dom Gregorio Paixão, quest’ultimo autore di una significativa relazione sul canto gregoriano.

Un ruolo di grande importanza nella diffusione della messa tradizionale - veramente sorprendente se si pensa alle posizioni della CNBB (Conferenza episcopale brasiliana) fino agli anni ’90 - lo riveste l’Amministrazione Apostolica Personale São João Maria Vianney di Campos (Stato di Rio de Janeiro), affidata a Dom Fernando Arêas Rifan. Vi appartengono circa 30.000 fedeli e vi si celebra esclusivamente il rito romano antico. Naturalmente non tutto si svolge senza contrasti e resistenze, ma i pregiudizi anti-tradizionali e l’idolatria del cosiddetto “spirito del Concilio” in Brasile sono certamente minori che in Europa, mentre i giovani sacerdoti tendono a contestualizzare il Concilio, praticando già quell’ermeneutica della continuità raccomandata da Benedetto XVI, e considerandolo come uno dei Concili della Chiesa Cattolica e non come il faro di luce che guiderebbe una presunta nuova era della Chiesa.