L’8 febbraio 1878, alla morte di Pio IX, san Giovanni Bosco scrisse: «Roma è tutta in costernazione e credo lo stesso in tutto il mondo. Entro brevissimo tempo sarà certamente sugli altari». Una previsione che non si è ancora del tutto avverata. Perché? All’atto della beatificazione, avvenuta nel 2003, Giovanni Paolo II affermò: «Nella sua vita fu molto amato, ma anche molto calunniato». E le perfide calunnie su questo grande Papa ne hanno finora impedito la giusta collocazione.

Pio IX è un Papa scomodo sia politicamente, poiché avversò il Risorgimento italiano, profondamente anticlericale quando non antireligioso; sia teologicamente, poiché sostenne l’ortodossia cattolica, con la promulgazione solenne del dogma dell’Immacolata Concezione (1854), con la conferma del primato di Pietro e dell’infallibilità papale nel Concilio Vaticano I (1870) e soprattutto con la condanna, contenuta nel Sillabo (1864), dei “principali errori del nostro tempo”.

Ecco perché il suo processo di canonizzazione, richiesto da vari vescovi nello stesso anno della morte, si è concluso solo 122 anni dopo, nell’anno 2000: in un primo tempo fece da freno la posizione politica, nettamente antiunitaria, di papa Mastai Ferretti, che poteva creare problemi nei rapporti con lo Stato italiano; a cento anni dalla sua morte, in clima post-conciliare, invece furono le sue posizioni ortodosse a creare imbarazzo in coloro che non si riconoscevano più nella Chiesa del Sillabo e del primato petrino. Fu con Giovanni Paolo II che il processo riprese: nel 1985 vi fu il decreto che attribuiva a Pio IX il titolo di venerabile e un anno dopo fu attestato il primo miracolo (riguardante Suor Marie-Thérèse de St-Paul, carmelitana di Nantes, guarita da grave malattia ossea in maniera inspiegabile per la scienza), ma subito dopo venne formata una commissione che valutasse la mera “opportunità” della beatificazione e, non essendo stata raggiunta l’unanimità, nonostante la schiacciante maggioranza (sei volti favorevoli e uno solo contrario), si dovettero aspettare altri tredici anni per proclamare Pio IX beato, affermando che «in mezzo agli eventi turbinosi del suo tempo, egli fu esempio di incondizionata adesione al deposito immutabile delle verità rivelate».

Ai nostri giorni, superate le pregiudiziali di carattere politico, rimangono quelle teologiche: a quanti fa piacere veder posto sugli altari un Papa dal forte credo mariano, incompatibile con una visione ecumenica ed assembleare della Chiesa, in cui il Pontefice dovrebbe essere solo un primus inter pares e nulla più? Ecco perché Roberto de Mattei, che firma la prefazione di questo approfondito saggio di Fabrizio Cannone, sostiene che «segno di contraddizione durante tutto il suo lungo pontificato, Pio IX continuò ad esserlo anche dopo la morte», non solo riferendosi al vergognoso assalto che il suo corteo funebre dovette subire (venne traslato di notte per non dare adito a polemiche, eppure un gruppo di facinorosi cercò di raggiungere il feretro per gettarlo nel Tevere), ma anche alla scarsa simpatia che attualmente papa Mastai Ferretti gode negli ambienti ecclesiali più “à la page”.